(ASI) Continuano in Bolivia le proteste popolari per chiedere le dimissioni del presidente Rodrigo Paz e per dire basta alle politiche neoliberiste del governo; le parti sociali hanno anche respinto al dialogo lanciato dall'Esecutivo durante l'Assemblea nazionale.In particolare, ieri, I giugno, una grande marcia di lavoratori ha percorso 25 chilometri dalla città di El Alto fino alle vicinanze di Plaza Murillo, sede del governo a La Paz, per chiedere le dimissioni di Paz ed esprimere il loro rifiuto del tentativo di restaurare uno stato neocoloniale. Le organizzazioni dei lavoratori hanno denunciato una campagna di persecuzione giudiziaria, evidenziata dal mandato di arresto pendente contro il loro leader principale, Mario Argollo, che la magistratura si è rifiutata di sospendere.
In virtù di ciò le organizzazioni sociali hanno deciso di mantenere 80 blocchi stradali in sei dei nove dipartimenti del Paese, con la maggiore concentrazione a Cochabamba, dove si contano 32 blocchi, e a La Paz, con 19, secondo i dati dell'Autorità autostradale boliviana.
La paralisi dei trasporti terrestri sta causando gravi carenze alimentari e aumenti dei prezzi a La Paz ed El Alto. Allo stesso modo, la mancanza di benzina per sei giorni consecutivi ha scatenato proteste da parte di centinaia di automobilisti che, in coda anche per quattro giorni, hanno bloccato il traffico per chiedere l'immediata fornitura di carburante.
La tensione sociale, che dura da oltre 30 giorni, si sta intensificando dopo che l'Assemblea legislativa, controllata dalla destra, ha abrogato la legge che limitava la dichiarazione dello stato di emergenza. Questo provvedimento ha dato al potere esecutivo mano libera per coinvolgere le Forze Armate nella repressione delle proteste sociali, contrastate dalla resistenza dell'Unione Centrale dei Lavoratori Boliviani (Cob) e di altri sindacati, organizzazioni e movimenti sociali mobilitati.
Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia


