(ASI) L'aggressione all'Iran, avviata congiuntamente sabato mattina da Israele e Stati Uniti, sta gettando nel caos l'intera regione. La reazione di Tehran non si è fatta attendere e si è intensificata dopo l'uccisione dell'Ayatollah Khamenei in uno dei raid condotti nelle prime ore.
Centinaia di missili e droni iraniani hanno sorvolato i cieli del Medio Oriente scagliandosi contro obiettivi in numerose città israeliane, oltre che in Bahrein, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Giordania.
Quando sono arrivati a destinazione, bucando i sistemi difensivi, gli ordigni hanno colpito con precisione basi militari statunitensi, infrastrutture ed edifici, dove, stando ad alcune indiscrezioni, si sarebbero trovati soldati evacuati e agenti della CIA. Nelle ultime ore è stato inoltre confermato l'abbattimento di diversi aerei da caccia statunitensi in Kuwait.
Alla riapertura dei mercati, come molti si attendevano, le conseguenze sono state evidenti: borse europee in rosso, forte risalita del prezzo del petrolio e aumento vertiginoso dell'incertezza internazionale. Il blocco dello Stretto di Hormuz, l'arma più temuta dai Paesi occidentali, è arrivato puntuale: da sabato infatti risultano ferme nelle acque del Golfo numerose petroliere e navi adibite al trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), diventato essenziale per l'Europa dopo il distacco dal gas russo.
Dalle prime dichiarazioni ufficiali dei suoi principali esponenti, in piena violazione dell'Articolo 11 della nostra Costituzione, il governo italiano ha ribadito il suo incondizionato appoggio all'azione militare di Washington e Tel Aviv, sostenendo che l'attacco sarebbe stato legittimato da presunte ritrosie dell'Iran durante le trattative. L'improvvisa interruzione dei negoziati in corso ha tuttavia destato le rimostranze dell'Oman, cioè il Paese mediatore tra le parti, a dimostrazione che la decisione di Trump e Netanyahu è arrivata all'improvviso, del tutto inaspettata.
Come sull'Ucraina, anche su questo dossier la posizione assunta da Roma mette a rischio le tenuta dell'economia italiana, che ora si troverà ad affrontare il rischio di ulteriori rincari, non solo del carburante ma anche dei beni di consumo. L'interruzione delle catene di approvvigionamento dal Medio Oriente si aggiunge ad una serie di turbolenze già esistenti, con l'Italia attore pienamente coinvolto nel Mediterraneo allargato, incapace di far valere le proprie ragioni e adottare una politica estera autonoma.
A pagare il prezzo di questa nuova ondata di instabilità, come sempre, saranno famiglie e imprese italiane, già provate dalle sanzioni e dall'azzeramento delle forniture energetiche russe. Sicuramente Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini non vanno a fare la spesa o, se ci vanno, non hanno certo problemi a riempire il carrello.
Molti italiani invece dovranno fare i conti con ancora più attenzione per barcamenarsi ed evitare il baratro della povertà, sempre più dietro l'angolo. A rischio non sono soltanto i risparmi dei cittadini ma anche la tenuta delle imprese, con le conseguenti ricadute su servizi sociali, sanitari e assistenziali, già in forte difficoltà da diversi anni.
*Immagine generata con A.I. Gemini Google.


