usafrancia(ASI) I ministri degli Esteri di Stati Uniti e Francia, Antony Blinken e Jean-Yves Le Drian, avranno modo di "scambiarsi i loro punti di vista" in riferimento alla questione relativa all’ alleanza Aukus nella serata di oggi.

L’ occasione sarà una riunione dei capi della diplomazia dei Paesi, con seggio permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del segretario generale Antonio Guterres, a margine dell'Assemblea generale.


Lo hanno riferito fonti diplomatiche, evidenziando che è escluso un vertice bilaterale tra i responsabili delle diplomazie delle due nazioni.

Washington e Parigi sono in grave crisi in seguito all’ annuncio del patto di difesa fra Usa, Australia e Gran Bretagna che ha portato Camberra a scegliere sottomarini anglo - americani a scapito dei prodotti d' Oltralpe per cui stava negoziando da mesi.

Si iniziano a vedere, nel frattempo, i primi segnali di distensione. L'ambasciatore francese negli Stati Uniti, Philippe Etienne, tornera' a Washington "la prossima settimana". Lo deciso il Capo dello Stato d’ Oltalpe, Emmanuel Macron dopo un colloquio con il suo omologo Joe Biden.  Lo ha riferito, in una dichiarazione congiunta al termine della conversazione tra i due leader, l’ Eliseo e della Casa Bianca. Entrambi hanno deciso di incontrarsi, in Europa ad ottobre, per raggiungere un accordo e appianare le divergenze.

Non si fermano gli appelli per la pace. Il Vaticano è contrario al riarmo. Tutti gli sforzi che si sono fatti e si stanno realizzando “sono nel senso dell'eliminazione della armi nucleari", che "creano ancora più pericoli per la pace e ancora più conflittualità. Quindi all'interno di questa visione non si può non essere preoccupati", ha fatto sapere il segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin.

Durissimo monito del gigante asiatico. La regione Asia-Pacifico ha bisogno di crescita economica e posti di lavoro, non di polvere da sparo e sottomarini, ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian. Ha invitato così i singoli Paesi a revocare la loro decisione e "ad adempiere ai propri obblighi internazionali di non proliferazione nucleare".

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia