(ASI) La situazione in Siria rimane tragica, nonostante i ripetuti tentativi di pace, sotto il profilo umanitario e soprattutto geopolitico.

Un aereo da guerra Sukhoi dell’aviazione di Damasco è stato abbattuto ieri, nei cieli della regione del Golan, da Israele. Il portavoce dell’esercito di Tel Aviv ha giustificato l’azione, sostenendo di aver impartito l’ordine di aprire il fuoco solo dopo la certezza che l’obiettivo, classificato come nemico, non fosse un mezzo di Mosca. Esiste infatti, dal 2015, un sistema di prevenzione volto a evitare incidenti tra i due paesi. Il Cremlino non è venuto meno tuttavia all’alleanza, che prosegue dal 1971, col regime situato nella regione mediorientale. I funzionari di Vladimir Putin hanno comunicato, ai loro omologhi del paese di Benjamin Netanyahu, il proprio disappunto per l’azione compiuta. Hanno specificato così che il caccia non aveva attuato alcuna provocazione e occorreva dunque consentirgli di proseguire la traiettoria. I militari russi, secondo i media che considerano però chiuso l’incidente, hanno ricevuto i dettagli visivi relativi alla penetrazione del jet ostile, per 2 chilometri, nello spazio che sovrasta lo Stato ebraico. Fonti vicine al rais Bashar al – Assad hanno respinto tale versione dell’accaduto, evidenziando invece che il velivolo si trovava nella zona controllata dal governo siriano.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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