(ASI) Continuano in Venezuela, da tre mesi a questa parte, gli scontri in piazza tra gli oppositori del presidente eletto Nicolas Maduro, e le forze di sicurezza venezuelano, mentre il contro dei morti è ormai arrivato a 91 unità, mentre è ormai indefinito il numero dei feriti.


Nonostante il volere del presidente, che rifacendosi al suo predecessore Hugo Chavez, vuole evitare che le forze di sicurezza aprano il fuoco contro i manifestanti le violenze degli oppositori, sostenuti in primis dagli Usa, prevedono provocazioni costanti ai danni delle forze militari che in alcuni casi sono costretti a reagire, soprattutto per garantire l’incolumità di terzi.
L’opinione pubblica mondiale, o quanto meno quella che emerge dai grandi media politicamente corretti e vicini agli Usa, sia quelli più conservatori che quelli progressisti, continuano a definire il governo venezuelano “un regime” seguendo uno schema ampiamente utilizzato negli ultimi anni contro Gheddafi, Putin e Assad.
Perfino il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha preso le difese dei manifestanti; ancor più assurda e provocatoria la posizione filo manifestanti assunta dagli esponenti del centrodestra italiano ricordando la loro posizione ai tempi del G8 di Genova, luglio 2002.
Di fatto il paese è spaccato in due: da una parte i “colectivos” gruppi armati filo governativi e i manifestanti ultraliberisti che seminano il terrore nelle piazze.
Le istituzioni per far luce sulle violenze hanno istituito un tribunale militare speciale per far luce sulle vicende di ambo le parti ma ovviamente le opposizioni hanno gridato al complotto anti manifestanti.

Fabrizio Di Ernesto – Agenzia Stampa Italia

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