(ASI) Rientrati dai successi siciliani, gli Artisti di Umbria Ensemble sono ora impegnati ad Orvieto – che si conferma luogo signorelliano per antonomasia - in uno spettacolo multimediale che ha già debuttato con successo a Parigi e Londra.
Grazie alla collaborazione tra Regione dell’Umbria, Opera del Duomo di Orvieto, Comune di Orvieto e Comune di Paciano, Lunedì 13 Agosto, alle ore 19 (l’ingresso è libero) la Sala dei Quattrocento di Orvieto ospiterà, alla presenza delle Autorità, “Storie degli ultimi giorni”, un’opera prima che coniuga Musica, Immagini, Danza e Prosa in una partitura assolutamente nuova ed originale grazie all’utilizzo della animazione computerizzata. Con questa tecnica, infatti, le forme umane e divine immortalate oltre mezzo millennio fa da Luca Signorelli, escono come per incanto dalla sequenza degli affreschi per acquistare una propria “vita”: personaggi biblici, profeti, angeli, démoni sembrano staccarsi dal muro che li ha tenuti imprigionati per secoli per venirci incontro oggi, carichi del loro potenziale emotivo e del loro indubbio simbolismo. L’ispirazione dello spettacolo nasce intorno alla figura dell’Anticristo, eterna personificazione del Male che si sostituisce al Bene vestendone gli abiti: un copione intramontabile, tragicamente già visto eppure quanto mai attuale; una sequenza che si ripete attraverso i secoli, quella del terrore millenaristico, delle incertezze legate ai profondi cambiamenti nei modelli esistenziali, del disorientamento generato dal proliferare di falsi profeti. Una sequenza magistralmente rappresentata da Luca Signorelli nella Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto già nel 1499; ma le figure che in quelle scene si muovono, plasmate da luci e da ombre, da ragioni e da passioni, sono le figure che ancora agitano la nostra convulsa e confusa quotidianità di uomini “moderni”.
“Storie degli ultimi giorni” è una produzione interamente umbra, ideata ed interpretata da Artisti umbri, dove l’impianto scenico scarno e l’esiguo numero dei personaggi coinvolti restituisce, nella sua fiera nudità, tutta la forza del messaggio culturale consegnato dalla gestualità fisica degli artisti attivi sul palco e dalla musica – opere di compositori del Novecento ed opere prime appositamente commissionate – Le coreografie originali suggellano in uno spazio visivo reso fantastico dalle suggestioni auditive l’esperienza dello straniamento e dell’ambiguità alternata a quella della presunta appropriazione, suggerita da determinate sincronicità nell’azione.
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