La tragedia dei paracadutisti greci nell'Egeo mandati a morire dai Britannici

(ASI) Egeo - ​Condivido una testimonianza dolorosa e poco conosciuta della Seconda Guerra Mondiale, tratta dai racconti di mio nonno, il Sottotenente del Contro Spionaggio Ettore Vignali, in servizio nell'Egeo tra il 1940 e il 1943.

​Mentre le isole erano occupate dagli Italiani, i Britannici – teoricamente alleati della Grecia – misero in atto una pratica che mio nonno definiva di puro sadismo. Addestravano sommariamente soldati greci, vestendoli con divise del Regno Unito ma con bandiere elleniche, e li lanciavano dagli aerei sulle loro stesse città d'origine.
​L'ordine era un cinico "armatevi e partite", senza alcun vero supporto o piano. La tragedia era annunciata: senza addestramento, molti di questi poveri giovani precipitavano rovinosamente sulle rocce o sulle case, schiantandosi come manichini sotto gli occhi inorriditi degli Italiani.
​Mio nonno raccontava con amarezza che, mentre i soldati italiani osservavano la caduta di quegli sventurati che credevano di liberare il proprio paese, dalle quote alte si sentivano le risate dei piloti britannici. Era un divertimento macabro per loro.
​Il compito finale spettava poi alla nostra milizia a cavallo: girare per le strade e le campagne per raccogliere i cadaveri e i pochi feriti, fatti poi prigionieri.
​L' immagine prodotta con I.A. ricostruisce bene l'orrore di quei momenti: le strade di un villaggio egeo segnate dalla caduta dei paracadutisti, mentre la milizia italiana a cavallo osserva impotente il cielo da cui giungeva quel "sadico umorismo" britannico. Una pagina scura che mio nonno non ha mai dimenticato
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

* immagine generata con intelligenza artificiale Gemini. 

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