Quando l’arte diventa visione: investire significa saper guardare di Elisa Fossati

(ASI) Investire in arte non è solo una questione economica. È, prima di tutto, una questione di sguardo, è la capacità di riconoscere un valore quando ancora non è evidente a tutti, di credere in una visione prima che diventi consenso.

Nei mercati d’asta internazionali il valore dell’arte contemporanea ha mostrato, negli ultimi anni, una crescita significativa. Secondo i report più recenti sul mercato globale, le vendite hanno raggiunto livelli record, con opere che spesso superano il prezzo di acquisto iniziale anche di tre o quattro volte nel giro di pochi anni.

Ma dietro ai numeri ci sono storie umane affascinanti.
Chi avrebbe potuto immaginare che Antonio Ligabue, artista solitario e marginale, sarebbe diventato uno dei pittori italiani più amati e riconosciuti del Novecento? Le sue opere, inizialmente considerate eccentriche, oggi sono ricercate da musei e collezionisti, e il loro valore è cresciuto in modo sorprendente.
Lo stesso vale per Mimmo Rotella. I suoi décollage, nati da manifesti strappati dalle strade, erano visti come gesti provocatori, quasi irrispettosi. Oggi sono letti come anticipazioni geniali di un linguaggio che ha saputo raccontare la società dei consumi prima di molti altri.
E poi ci sono artisti come Jean-Michel Basquiat, che in vita vendeva i suoi lavori per poche centinaia di dollari, e che oggi è considerato uno dei protagonisti assoluti dell’arte contemporanea. O come Gerhard Richter, inizialmente guardato con sospetto per la sua pittura “ambigua”, oggi riconosciuto come uno dei più grandi artisti viventi.

E non sempre è una questione di fama o facilità: molti artisti oggi quotati sono stati a lungo ignorati, fino a quando la critica, i curatori e i collezionisti più attenti non ne hanno compreso la rilevanza. In questo senso, investire in arte è un atto di fiducia culturale prima ancora che economica.

Forse è proprio questa la sua magia: l’arte non promette certezze. Offre possibilità.
Possibilità che, nel corso degli anni, si tramutano in valore: culturale, umano, e sì anche economico.

Perché chi investe davvero nell’arte non compra solo un oggetto da collezione.
Compra un pezzo di storia, una voce che ha saputo trasformare la propria visione in un linguaggio capace di parlare a tutti noi.

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