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(ASI) Vince così la sezione “Alice “del Festival internazionale del film di Roma (quella dedicata ai più giovani) il film brasiliano “Il mio albero delle arance dolci” di Marcos Bernesteins al suo secondo lungometraggio.

Il film è davvero bello, intenso, con una sceneggiatura ben congegnata e originale,  con i colpi di regia sembrano già quelli di un autore affermato: scorci bellissimi, che fanno apprezzare la selvaggia natura del Brasile, giochi di luce, inquadrature che catturano e incantano. Il tutto sostenuto da una bella storia, che ti lascia qualcosa dentro e che ruota attorno al piccolo Zeze di 7 anni.

Egli è un bambino povero con padre disoccupato e madre sempre al lavoro pur con un’ernia da curare ma priva dei mezzi economici per curarsi, in più spesso viene sgridato e picchiato duramente. E’ insomma un incompreso, forse troppo intelligente e sensibile per la sua età e isolato per questo dai suoi coetanei.  Zeze ha due facce, però, in casa è un vero demonio con scherzi anche cattivi, a scuola invece è diligente e addirittura regala fiori alla maestra, perché la ritiene sola. Un’antitesi rispetto a molti studenti, che nella scuola sfogano i loro istinti, ma questo bambino ha del potenziale, inventa storie fantastiche e trova un amico immaginario in un albero d’arance, chiamato Mignolo, che fa avverare magie nella testa del piccolo Zeze. Se si riflette sulla psicologia di questo meraviglioso bambino, ben tratteggiata nel film, si capisce che vuole soltanto amore ed essere compreso. Troverà in maniera insolita, dopo un inizio burrascoso, uno straordinario amico e cioè l’uomo più ricco del paese, Manuel Valadares, che alimenterà la fantasia di Zezè con avventure, giochi e giri in macchina nella sua Citroen anni ’30 simile a una Balilla. Purtroppo, questo stupendo rapporto si chiuderà in maniera brusca, per via di slancio vitale che costerà caro a Manuel e che, invece, farà sì che Zeze diventi un vero scrittore, come volere del suo “padre spirituale”.

Intensissima storia, dunque, seppure leggermente lenta in alcuni passaggi, ma gli spunti di riflessioni e il fatto che fa sorridere e nello stesso tempo lascia un po’ tristi annulla qualsiasi critica gli si possa porre. Inoltre la trama, dalle tinte autobiografiche presumibilmente, è un bellissimo spaccato di vita vissuta, che tocca temi importanti come la religione, la disoccupazione, la povertà, la situazione sociale nella periferia brasiliana e che esalta la fantasia nelle sue scene oniriche di eco felliniano. Insomma  un gran bel film, che merita davvero di essere visto, perché ci fa vedere una realtà e un mondo con gli occhi di un bambino profondo e sensibile.

 

Voto: 9.

 

Daniele Corvi-Agenzia Stampa Italia

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