L'Europa stringe sulla propaganda russa, in Italia si riapre il dibattito politico

(ASI) Il contrasto alla cosiddetta propaganda russa, riconducibile al Cremlino, approda in Parlamento con una proposta di legge che punta a rafforzare gli strumenti italiani di applicazione delle misure già previste dall'Unione europea.

L'iniziativa, dal titolo "Stop alla propaganda russa in Italia", verrà illustrata oggi alla Camera dei deputati dal segretario di Azione Carlo Calenda, dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno e dai parlamentari di Azione Federica Onori e Giulio Lombardo, nel corso di una conferenza stampa annunciata nell'agenda ufficiale della giornata.

Il confronto politico si è riacceso in seguito alla recente pronuncia della Corte di giustizia dell'Unione europea sull'applicazione del regolamento europeo relativo al blocco dei contenuti mediatici di Russia Today. Commentando la decisione, Pina Picierno ha sostenuto che la sentenza chiarisce come il divieto di diffusione, riguardi qualunque forma di messa a disposizione dei contenuti riconducibili alle emittenti individuate dall'Unione come strumenti della guerra ibrida del Cremlino, indipendentemente dal fatto che l'attività abbia natura economica o meno. Secondo la vicepresidente dell'Eurocamera, la decisione rende ancora più urgente un pieno recepimento operativo delle norme europee anche da parte dell'Italia.

La Picierno richiama inoltre l'attenzione su quello che considera un nodo ancora aperto: l'assenza dell'individuazione delle autorità nazionali incaricate di vigilare sull'applicazione del regolamento europeo, in grado di accertarne eventuali violazioni; aspetto che, secondo l'eurodeputata, rischia di rendere meno efficace il sistema sanzionatorio predisposto dall'Unione per contrastare le attività di disinformazione e propaganda provenienti dalla Russia.

La discussione di queste tematiche apre a un bivio piuttosto impervio: da una parte si trova l'esigenza richiamata dalle istituzioni europee, di impedire che strumenti di propaganda riconducibili a governi stranieri possano aggirare le sanzioni imposte e soprattutto influenzare il dibattito democratico. Dall'altra parte tuttavia, sussiste la ricerca di quel delicatissimo equilibrio tra tutela della sicurezza nazionale, la libertà di espressione e ik pluralismo dell'informazione.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia

Foto AI ChatGPT su prompt di Carlo Armanni

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