(ASI) La figura del medico di famiglia è uno dei pilastri del Servizio Sanitario Nazionale. È il primo punto di riferimento per i cittadini, il professionista che conosce la storia clinica delle persone e che permette di evitare accessi inutili al pronto soccorso.
Eppure, nel nostro Paese, questa figura sanitaria sta diventando sempre più difficile da trovare. Negli ultimi anni, infatti, il numero dei medici di medicina generale sarebbe diminuito in modo significativo, mentre la domanda di assistenza aumentata a causa dell’invecchiamento della popolazione italiana. Il risultato è un sistema sotto pressione, con liste d’attesa più lunghe, medici sovraccarichi e cittadini che faticano a trovare un nuovo dottore quando il proprio va in pensione. Non siamo chiaramente di fronte a un problema improvviso, ma è il risultato di anni di mancati investimenti e programmazione insufficiente. Il confronto con l’Europa mostra inoltre che esistono modelli più moderni, più efficienti e più vicini ai bisogni dei cittadini. Cosa fare per invertire la rotta? Ad esempio servono: più borse di formazione e percorsi più rapidi; studi associati e team multidisciplinari, non più medici isolati; digitalizzazione reale della medicina territoriale; incentivi per lavorare nelle aree carenti; e riduzione della burocrazia, che oggi sottrae tempo alla cura. Solo così il medico di famiglia potrà davvero tornare a essere ciò che dovrebbe: un punto di riferimento stabile, accessibile e presente per ogni cittadino”. Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.


