(ASI) "I recenti sommovimenti e le prese di posizione che stanno scuotendo l'opinione pubblica romana dopo l'intervento di Valerio Carocci della Fondazione Piccolo America di qualche giorno fa non descrivono una semplice schermaglia passeggera, ma l'emergere di una discussione profonda e necessaria proprio all'interno dell'area progressista e della sinistra.
C'è una parte importante della città, fatta di comitati, associazioni e reti sociali, che chiede di essere ascoltata e che propone una visione alternativa su nodi centrali come la gestione del territorio, i servizi pubblici e il welfare di prossimità".
A dichiararlo è Giovanni Barbera, segretario romano e componente della Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista (PRC), introducendo il senso del dibattito pubblico "Quale futuro per la città di Roma?", promosso da Rifondazione Comunista per domani, venerdì 3 luglio alle 17:30, nella sede di Piazzale degli Eroi 9.
"L'iniziativa di domani vuole essere un momento di riflessione aperta che abbiamo voluto promuovere invitando al confronto sia le realtà sociali che vivono le vertenze quotidiane nei quartieri, sia le forze politiche più vicine a questi temi. Dalla tutela del patrimonio dismesso alle scelte sulle grandi infrastrutture, crediamo sia giunto il momento di una seria inversione di rotta. Qualsiasi confronto con l'amministrazione capitolina, per essere autentico, deve basarsi su una reale disponibilità a riflettere a bocce ferme, sospendendo la corsa dei progetti calati dall'alto per verificare la loro reale sostenibilità sociale e ambientale".
"L'appuntamento di domani – conclude Barbera – rappresenta un'occasione per misurare la maturità di un intero campo politico e civico. Di fronte alla complessità delle sfide che vive la Capitale, la frammentazione delle risposte rischia di essere un limite. Invitando esponenti di PD, M5S, Sinistra Italiana, Europa Verde, Volt, Possibile e altre forze a confrontarsi insieme alle sigle storiche dell'associazionismo e del sindacalismo inquilini, vogliamo offrire un terreno comune. È il momento di dimostrare generosità e lungimiranza, uscendo dalle logiche autoreferenziali per rimettere al centro i beni collettivi e la voce di chi abita i territori della nostra Città".


