(ASI) Chieti - Con la minaccia del Presidente Usa Donald Trump di ritirare le truppe in Europa e in Italia e l'arroccamento del Ministro Crosetto in difesa dei vecchi trattati, la classe politica italiana dimostra la sua incapacità di immaginare un’Italia potenza sovrana e protagonista nel Mediterraneo, troppo presa alla tutela degli interessi individuali, delle proprie fazioni politiche, consorterie e del bacino delle proprie clientele.
Così, l'opportunità storica del ritiro delle basi USA dal suolo italiano rimarrà, probabilmente, l'ennesima occasione sprecata da una classe politica prigioniera di un servile provincialismo.
Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha minacciato di ridurre la presenza militare americana definendo Roma "di scarso aiuto" nelle crisi internazionali (come quella iraniana), avrebbero dovuto innescare un dibattito serio sulla nostra autonomia. Invece, la risposta di Palazzo Baracchini, sede del Ministero della Difesa, è stata la solita "difesa" del passato. A tal proposito, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha recentemente ribadito davanti alla Camera che "nessun governo, in oltre 75 anni, ha mai messo in discussione gli accordi con gli Stati Uniti". Una dichiarazione che suona come una rassicurazione per gli Alleati, ma che nel contempo rappresenta la conferma di una "sovranità limitata", poiché non si vuole vedere il vero significato di un eventuale addio dei contingenti americani: la possibilità di tornare alla piena sovranità militare e la fine di un’occupazione che ci vincola dalla sconfitta del 1945. Restano ancora nell'ombra le clausole segrete del Trattato di Pace, quei vincoli mai del tutto revocati che continuano a limitare le ambizioni geopolitiche del nostro Paese.
Succubi della propria mediocrità e di un complesso d’inferiorità da "provincia dell'Impero", i nostri decisori sembrano incapaci di pensare a una difesa realmente nazionale. Nella peggiore delle ipotesi, la soluzione proposta sarà la solita "difesa comune europea": un paravento per sostituire i marines americani con truppe francesi o tedesche. Oppure, addirittura, guardando all'attuale andazzo generale del Governo Meloni , si potrebbe anche ipotizzare persino il coinvolgimento di truppe extra-europee, come quelle israeliane, pur di non assumersi la responsabilità di una forza armata indipendente.
Invece, il vuoto che lascerebbero gli Stati Uniti non dovrebbe essere riempito da altri tutori, ma da una nostra autonoma visione strategica. Esiste l’opportunità concreta di tornare a essere una potenza egemone nel Mediterraneo, il centro gravitazionale degli scambi e della sicurezza nel "Mare Nostrum".
In un Vecchio Continente Europeo diviso, l'Italia avrebbe potenzialmente le carte in regola per agire come il vero ago della bilancia tra le grandi potenze: in primis tra Francia, Germania, Gran Bretagna e Russia. Ma per farlo, servirebbe una classe dirigente capace di alzare la testa e lo sguardo oltre i prossimi vertici UE e Nato, strappando i veli di una sudditanza che dura da quasi un secolo. Fino ad allora, resteremo spettatori della nostra stessa storia.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
Immagine generata da Intelligenza artificiale Gemini

