Dal “Senatùr” a Salvini: la Lega affronta la transizione identitaria

(ASI)  La morte di Umberto Bossi segna un passaggio profondamente simbolico sia per la Lega che per l’intero sistema politico italiano. Ricoverato nei giorni precedenti in condizioni critiche, Bossi era da tempo fuori dalla scena politica attiva, dopo un progressivo ritiro legato anche alle conseguenze dell’ictus del 2004.

Bossi fonda nel 1984 la Lega Lombarda, nucleo originario della futura Lega Nord, con un’impostazione fortemente territorialista e centrata sul federalismo, ossia su un modello che prevede una maggiore autonomia delle regioni rispetto allo Stato centrale. Negli anni Novanta il movimento incontra favoritismi crescendo repentinamente, fino a entrare nei governi guidati da Silvio Berlusconi, diventando così una componente stabile del centrodestra. Nel 2012, Bossi lascia la guida del partito in seguito allo scandalo sui rimborsi elettorali. È così che si apre una transizione interna al partito, che culmina nel 2013 con l’ascesa di Matteo Salvini. La nuova leadership imprime un cambio di paradigma: la Lega abbandona progressivamente la retorica secessionista.

Il partito estende la propria base elettorale oltre il Nord, puntando su temi fortemente popolari e molto sentiti, come l’immigrazione, la sicurezza e l’aperta critica all’Unione Europea. La trasformazione porta la Lega a diventare nel 2019, il primo partito italiano alle elezioni europee consolidando il passaggio da movimento territoriale a forza nazionale.

Negli ultimi anni Bossi aveva più volte espresso distanza dalla svolta nazionalista del partito. La sua scomparsa, si colloca  in una fase transitoria già avviata ed estremamente complessa. Il partito si trova attualmente inserito nella coalizione di governo guidata da Giorgia Meloni, e deve ribilanciare ruolo istituzionale con la necessità di recuperare i consensi. Il richiamo all’eredità del fondatore si manifesta soprattutto sul tema dell’autonomia differenziata, ossia il trasferimento di competenze legislative dallo Stato alle regioni, fulcro che resta ancora centrale nell’agenda leghista.

Da un lato quindi, si cerca di allineare la continuità con alcune battaglie storiche, dall’altro invece si spinge per un adattamento al nuovo contesto politico mutato nel corso degli anni, in cui la Lega non è più forza egemone del centrodestra. La morte di Bossi chiude una fase storica iniziata negli anni Ottanta, ma non determina ovviamente ripercussioni immediate, ma mette ancora più in evidenza la necessità di una identità politica ancora in evoluzione.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia 

Foto AI Sora su input Carlo Armanni

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