Migranti e giudici: come le sentenze dei tribunali alimentano lo scontro politico in Italia

(ASI) - La tensione tra il governo italiano guidato da Giorgia Meloni e la magistratura è tornata a livelli elevati, con ripercussioni evidenti sul piano politico e istituzionale.

La scintilla di questa fase di scontro è stata una serie di decisioni giudiziarie riguardanti le attività delle ONG di soccorso nel Mediterraneo e casi di rimpatri di migranti, che l’Esecutivo ha duramente criticato, accusando i giudici di ostacolare l’azione di governo.

La prima di queste sentenze è arrivata dal tribunale di Palermo. La corte ha infatti stabilito che lo Stato italiano debba versare 76.000€ di compensazione alla ONG tedesca Sea-Watch per la detenzione nel 2019 della nave Sea-Watch 3, sequestrata dopo che aveva forzato il blocco navale per portare a terra migranti nell’isola di Lampedusa. Il tribunale ha qualificato quel fermo come ingiusto, disponendo il risarcimento delle spese sostenute dall’organizzazione per il periodo di sequestro.

In parallelo, un’altra sentenza ha riguardato il trasferimento di un cittadino algerino verso un centro di rimpatrio in Albania senza adeguata informazione dei suoi familiari. Il tribunale di Roma ha condannato lo Stato a risarcire l’uomo con alcune centinaia di euro, per violazione dei suoi diritti fondamentali, sottolineando che la mancata comunicazione ha inciso sulla sua sfera personale.

Queste decisioni giudiziarie si inseriscono in un contesto istituzionale più ampio, segnato dalla campagna per il referendum sulla riforma della magistratura previsto per il 22-23 marzo 2026, che mira, tra l’altro, a separare le carriere dei giudici da quelle dei pubblici ministeri e a modificare alcune competenze del Consiglio Superiore della Magistratura. La reazione del governo a queste sentenze è stata netta. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha definito “surreale” e “oggettivamente assurda” la decisione del tribunale di Palermo, sostenendo che i magistrati finiscano per premiare chi si vanta di non rispettare la legge, anziché sostenere l’azione dello Stato contro l’immigrazione irregolare. Ha inoltre affermato che una parte della magistratura sarebbe politicizzata e pronta a ostacolare ogni iniziativa del governo orientata a rafforzare il contrasto all’immigrazione clandestina.

Le critiche del governo non si limitano ai singoli verdetti: l’Esecutivo ha annunciato, per tramite del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, di voler impugnare le decisioni in sede giudiziaria superiore ogni volta che possibile, attivando quindi e tre gradi di giudizio previsti dall’ordinamento italiano. Il quadro dimostra quanto siano interconnesse le dinamiche legali a quelle politiche, in un periodo in cui il sistema giudiziario e l’Esecutivo si trovano a competere pubblicamente sulle linee interpretative della legge e sulla tutela degli interessi nazionali.

Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia

Foto AI Sora su input Carlo Armanni

 

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