Di Giacomo (S.PP.) - La scarcerazione e l’affidamento in una comunità del minorenne che ha partecipato allo stupro di gruppo della 19enne violentata a Palermo è un brutto esempio di impunità

(ASI) “La decisione del magistrato di disporre la scarcerazione e l’affidamento in una comunità del minorenne che ha partecipato allo stupro di gruppo della 19enne violentata da sette ragazzi al Foro Italico, a Palermo, è un brutto esempio di impunità e un messaggio fortemente negativo soprattutto per le giovani generazioni”.

Così in una nota, Aldo Di Giacomo, segretario S.PP. che aggiunge: “è incomprensibile che il cosiddetto atteggiamento collaborativo del ragazzo che con il branco ha commesso un atto di efferata violenza sia sufficiente a non farlo restare in carcere. C’è poi la nuova violenza contro la giovanissima e la sua famiglia che non possono farsene una ragione e che chiedono semplicemente giustizia. La bruttissima vicenda – dice Di Giacomo – non è purtroppo isolata nel nostro Paese che registra una recrudescenza di casi di violenza sessuale e di femminicidi a cui bisogna urgentemente porre un freno. Sappiano bene che l’attuale sistema carcerario per minori non solo non serve a nulla, anzi si rivela una sorta di scuola per delinquere con il 90% di chi entra si avvia verso una “carriera criminale” passando come stadio successivo immediato al carcere normale. Il 70% dei ragazzi entra per custodia cautelare, con una permanenza media di poco superiore ai 100 giorni. Per noi – dice il segretario S.PP. – le misure da mettere in campo sono decisamente più complesse. Il problema è innanzitutto infrastrutturale oltre che di personale. Tra le priorità è necessario pensare agli istituti per minori per potenziarne il ruolo effettivo di rieducazione oltre all’adeguamento delle strutture carcerarie esistenti, fatiscenti e vetuste. L’obiettivo centrale da raggiungere – continua – è quello di far diventare visibili i circa 400 detenuti di età sino a 24 anni di età negli istituti che un magistrato esperto che guida la procura minorile di Milano da anni, il dottor Ciro Cascone, con linguaggio molto efficace, definisce “invisibili”. E non per questo deve prevalere il “buonismo” in una situazione senza controllo delle carceri come avvenuto oggi in uno dei tanti e ripetitivi giorni di “ordinaria follia” con quattro istituti al centro della cronaca per incendio di celle, aggressioni agli agenti, intercettazioni di droni con droga e telefonini."

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