(ASI) Roma – Nel 2019 il consumo di suolo in Italia è avanzato di altri 57 km2, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo, come conferma il Rapporto Ispra Snpa ‘Il consumo di suolo in Italia 2020’, presentato al convegno tenutosi a Roma.

Secondo gli ultimi dati, Il Veneto, con +785 ettari, è la regione che lo scorso anno ha consumato più suolo, seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404). Il presidente Comagri Filippo Gallinella, intervenuto all’incontro, ha spiegato quali possono essere le conseguenze legate all’utilizzo indiscriminato di suolo. “L'Italia ha un panorama costituito da molte aziende agricole e la maggior parte di esse sono di piccola dimensione. Questo, se da un lato produce molta diversità, dall'altro crea debolezza produttiva e quindi meno reddito. Basti sapere che ogni italiano ha oggi a ‘disposizione’ 355 m2 di superfici costruite (erano 351 nel 2017 e 353 nel 2018). La soluzione? Cooperazione e aggregazione sono le parole chiave per permettere al mondo agricolo italiano di essere competitivo, di investire e di produrre cibo di qualità. Diversamente, tutto ciò comporterà una minore produzione e una maggiore dipendenza dall’estero per le materie prime. Se vogliamo salvare il comparto primario – prosegue Gallinella – dobbiamo fermare il consumo di suolo: questo deve essere il punto zero di ogni programma agricolo, così da non permettere più di trasformare un terreno a vocazione agricola in destinazione urbanistica. Secondo i dati Ispra, anche in Umbria il consumo di suolo è incrementato segnando +5,2%. L’auspicio è che la Regione porti avanti azioni concrete in merito, che potrebbero essere messe in atto con il recupero, ad esempio, di terreni incolti o abbandonati, al fine di perseguire l’obiettivo di consumo zero” – conclude Gallinella.

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