(ASI) Sperando che la sperimentazione del vaccino presso l’Università di Oxford dia esiti positivi, occorre sottolineare che la produzione e la distribuzione dello stesso non potrà essere oggetto di una sola azienda farmaceutica.
Sono preoccupata, e non dovrei essere la sola, nell’apprendere che l’Azienda farmaceutica AstraZeneca – con sede al di fuori dell’Unione Europea – abbia siglato un accordo per garantirsi la produzione e la distribuzione del vaccino oggetto di sperimentazione presso l’Università di Oxford che, per altro, vede la collaborazione dell’azienda italiana Adevent-Irbm.
Ricordo che l’OMS ha dichiarato lo stato di pandemia rispetto al COVID-19 lo scorso marzo, quindi, essendo un problema mondiale, il vaccino, come anche eventuali farmaci utili per la cura, non può che essere patrimonio da mettere a disposizione di tutti. D’altronde i finanziamenti pubblici sono alla base di tutte le rivoluzioni tecnologiche più significative ed è giusto che in momenti drammatici come questi, i governi dei vari Stati garantiscano la salute dei loro cittadini. Insomma, leggere che l’azienda farmaceutica in questione prevede di operare “secondo un modello senza profitto durante il periodo della pandemia” non può essere elemento sufficiente a tutelare la salute della popolazione mondiale. Chiedo quindi un pronto intervento da parte del Ministero della salute Speranza. In proposito ho presentato un ordine del giorno che chiede un intervento del nostro Paese presso l’Unione Europea affinché si adotti ogni più opportuna iniziativa al fine di individuare una politica comune in merito alle licenze obbligatorie per i vaccini destinati al trattamento del Covid-19.
Così in una nota Giulia Grillo, deputata M5S e ex Ministro della Salute.


