Dimostriamo che il popolo del Sud Italia  non bacia più le mani a nessun padrino,  ma si affida allo Stato italiano
 
"Se avessimo rivendicato con forza, attraverso la legalità, l'essere italiani, certamente avremmo più strutture ospedaliere e mezzi per contrastare l'epidemia" 
 
(ASI) Roma -. "Cari conterranei, ora dov'è il padrino?" chiedono i vertici del Movimento dei Sudisti Italiani ed aggiungono: "Il popolo meridionale non faccia vittimismo, ma il "mea culpa". La situazione della Sanità nel Mezzogiorno d'Italia è tale anche per il comportamento di tanti meridionali, i quali rinnegano il valore dello Stato, ritenendo che i vari mafiosi, camorristi, boss di turno abbiano a cuore le loro sorti politiche, economiche e sociali. Ma così non è!
Fate il "mea culpa", cari conterranei, per aver prediletto l'assistenzialismo. Avete osservato come, pur nel dilagare senza sosta del contagio, che miete troppe vittime, i vari territori del Nord si prodigano per contrastare l'epidemia, anche attraverso il proprio pragmatismo, dando vita a strutture e a raccolta fondi. Certamente hanno ricevuto più aiuti dallo Stato, più attenzione, ma anche noi, se avessimo rivendicato con forza, attraverso la legalità, l'essere italiani, certamente avremmo più strutture ospedaliere e mezzi per contrastare l'epidemia. Solo se voltiamo pagina, se cambiamo cultura, dopo l'epoca del coronavirus, potremo rinascere.
È vero che nessuno possa permettersi di prenderci in giro, di dirci che siamo parassiti e fannulloni. Dimostriamo che non è così, che il popolo del Sud Italia  non bacia più le mani a nessun padrino,  ma si affida allo Stato italiano, che ha, per sua intrinseca finalità, il dovere di amministrare, senza contrasti disseminati lungo il suo percorso, il Sud Italia. Stato più presente, mafie più lontane! Auspichiamo che la sofferenza generata dal coronavirus avrà la forza, altrettanto virulenta, di modificare la mentalità del popolo meridionale affinché si incammini finalmente, senza tentennamenti, verso il necessario cambiamento".

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