(ASI) Non so niente del Coronavirus, se non quel poco, o molto, che sento o leggo sui giornali. Sarebbe però il caso che quelli come me, ignoranti della materia, si astenesse dall’andare in Tv a improvvisare diagnosi, previsioni, rimedi, consigli.

Come si sa, almeno fino a questo momento, l’Umbria è una delle Regioni che dopo un allarme, per fortuna subito rientrato, pare non ci siano ammalati o casi sospetti. Dobbiamo stare allerta comunque, come devono fare tutti e com’ è ovvio che sia, ma vorremmo anche non sentire quello che ho sentito questa mattina, lunedì, mentre mi stavo vestendo con la televisione accesa. Un giornalista ha detto” non si sa quanto durerà questo allarme” e questo è anche normale sentirlo dire, ma subito dopo ha aggiunto “non si sa quando dilagherà in Umbria ed in altre Regioni”. Non il verificarsi di qualche caso, la qualcosa è anche possibile, ma, addirittura, dilagare mi sembra esagerato?  Chi glielo ha detto? Come si avventura a fare, senza avere alcuna competenza, una previsione così allarmante e nefasta? Ma allora tutti i provvedimenti restrittivi decisi dal governo con il decreto legge a cosa servono? Avevo capito che fossero stati emanati per (cercare di) arginare l’infezione, isolando le 5 Regioni in cui ci sono già stati 4 morti e 150 malati. Ora sentire che la contaminazione dilagherà anche in Umbria ci preoccupa e tanto. Speriamo che la previsione sinistra non abbia alcun seguito. Intanto sarebbe opportuno - mi avventuro anch’io in un consiglio - che in tutta Italia venissero estese le restrizioni già fatte nelle zone dove ci sono i contagiati. Meglio prima che dopo. Ad ogni buon conto, i perugini, in attesa, questa sera, di andare a sostenere i Grifoni in una partita di estrema importanza contro l’Empoli, hanno già fatto le provviste per un’eventuale emergenza: sugli scaffali di qualche supermercato, questa mattina, non si trovava più la farina.  

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

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