(ASI) Mentre in Italia il confronto politico sembra rallentare le tempistiche per la decisione finale sull’impegno italiano relativamente al programma SAFE, strumento destinato a sostenere il rafforzamento delle capacità difensive degli Stati membri attraverso prestiti agevolati, la Commissione europea continua a chiedere all'Italia di definire rapidamente la propria posizione sul programma.
Dopo l'annuncio del Governo italiano di voler prenotare l'intera quota nazionale di 14,9 miliardi di euro, Bruxelles ha accolto positivamente la decisione, considerandola un passaggio rilevante nell'ambito della programmazione prevista dal meccanismo europeo. Allo stesso tempo, tuttavia, la Commissione ha ribadito che è ora necessario procedere quanto prima alla firma dell'accordo di prestito, passaggio ritenuto indispensabile per consentire l'avvio dell'erogazione delle risorse. Solo dopo la sottoscrizione dell'accordo, infatti, sarà possibile dare inizio all'iter amministrativo previsto, necessario per l'effettiva erogazione dei fondi destinati ai programmi di investimento collegati al programma SAFE.
Il fattore tempo assume quindi un'importanza determinante sull'intero processo. Qualora infatti l'Italia decidesse di richiedere una quota inferiore rispetto ai 14,9 miliardi di euro inizialmente prenotati, la Commissione europea sarebbe tenuta ad attivare le procedure previste dal regolamento europeo per redistribuire agli altri Stati membri le risorse che dovessero risultare non utilizzate entro i termini stabiliti dalla normativa. Si tratta di un meccanismo già previsto dalle regole che disciplinano il funzionamento del programma e che impone una definizione chiara delle intenzioni dei singoli Paesi entro le scadenze fissate. Proprio per questo motivo Bruxelles ritiene necessario ottenere chiarimenti in tempi brevi, evidenziando che non c'è tempo da perdere e che una decisione definitiva consentirebbe di proseguire senza rallentamenti nelle fasi successive del procedimento.
L'interesse attivo di Bruxelles è dunque facilmente spiegato. In diversi hanno infatti frainteso la "pressione" europea nei confronti dell'Italia, puntando il dito sulla rapidità con cui le richieste della Commissione sono arrivate subito dopo l'annuncio del ministro Antonio Tajani. In realtà, il programma SAFE è costruito secondo una logica di pianificazione comune tra gli Stati membri. Per questo motivo la disponibilità finanziaria assegnata a ciascun Paese non rappresenta soltanto una quota di risorse da richiedere, ma costituisce anche uno strumento utile a programmare investimenti di tipo coordinato nel settore della difesa e, conseguentemente, nell'industria europea, secondo una pianificazione che richiede tempi certi e decisioni tempestive da parte di tutti gli Stati coinvolti.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia

