(ASI) La Serbia ha recentemente intensificato i rapporti politici ed economici con la Cina, consolidando una collaborazione che Bruxelles osserva con crescente attenzione.
Al centro della questione, ci sono investimenti infrastrutturali, accordi commerciali e cooperazione strategica tra il presidente serbo Aleksandar Vučić e il governo cinese guidato da Xi Jinping.
Nel maggio 2024 il presidente cinese Xi Jinping ha visitato Belgrado durante un tour europeo che ha incluso anche Francia e Ungheria. La visita ha coinciso con il venticinquesimo anniversario del bombardamento dell’ambasciata cinese a Belgrado da parte della NATO nel 1999, episodio che continua a rappresentare un punto sensibile nelle relazioni tra Cina e Occidente.
Durante l’incontro tra Xi Jinping e Aleksandar Vučić sono stati firmati numerosi accordi relativi a infrastrutture, tecnologia, commercio e trasporti. La Cina è già uno dei principali investitori stranieri in Serbia, soprattutto nei settori minerario, energetico e manifatturiero. Tra i progetti più rilevanti, quello della modernizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Belgrado e Budapest, è considerato il più rilevante e oggetto di attenzioni.
Le istituzioni europee hanno espresso più volte preoccupazione per alcune posizioni assunte da Belgrado in politica internazionale. La Serbia infatti, pur condannando formalmente l’invasione russa dell’Ucraina alle Nazioni Unite, non ha aderito alle sanzioni occidentali contro Mosca. Questo atteggiamento ha alimentato dubbi a Bruxelles sull’effettivo “allineamento” geopolitico del governo serbo. Tuttavia Vučić continua a sostenere che la Serbia vuole mantenere una politica estera “equilibrata”, cercando di conservare rapporti sia con l’Unione Europea sia con Cina e Russia.
La questione assume particolare rilevanza anche per il futuro dell’allargamento europeo nei Balcani occidentali: il rafforzamento dei rapporti tra Belgrado e Pechino mostra come i Balcani siano diventati uno spazio di competizione strategica tra grandi potenze, in cui economia, infrastrutture e diplomazia si intrecciano sempre più.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia


