(ASI) Ricorre oggi il quarto anniversario dell'invasione russa in Ucraina e l’Unione Europea affronta una fase particolarmente critica riguardo alla sua politica di sanzioni contro la Russia.
Nella riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles tenutasi ieri mattina, l’adozione di un ventesimo pacchetto di sanzioni non ha ottenuto il consenso necessario per essere approvato, segnando una frattura significativa tra gli Stati membri.
La ragione principale di questo stop è stata l’opposizione dell’Ungheria sotto la guida del primo ministro Viktor Orbán, che ha annunciato il proprio veto. Il sistema decisionale dell’UE richiede infatti unanimità tra i 27 Stati membri per l’adozione di sanzioni economiche: una singola obiezione può impedire l’entrata in vigore di un pacchetto.
Budapest ha legato la sua posizione, alle forniture di petrolio russo attraverso il Druzhba, un oleodotto storico che trasporta greggio verso Ungheria e Slovacchia, che è attualmente interrotto. Finché questo non verrà ripristinato, l’Ungheria non se l’è sentita di infliggere nuove penalità economiche contro Mosca. Sebbene l’opposizione ungherese sia stata centrale, non si tratta di un fenomeno isolato. Anche la Slovacchia del primo ministro Robert Fico, ha espresso critiche analoghe all’approccio sanzionatorio verso Mosca, basate in larga parte sulla dipendenza energetica di Bratislava dalle importazioni russe e sulla percezione che alcune misure possano danneggiare l’economia locale più di quanto colpiscano l’attore russo.
Altri membri dell’Unione invece, come Germania, Francia e i Paesi baltici, hanno messo in evidenza la necessità di mantenere la pressione economica su Mosca affinché la Russia sostenga costi crescenti nel proseguimento della sua offensiva militare. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito la centralità di un fronte unito europeo di fronte all’aggressione, mentre fonti diplomatiche sottolineano che senza sanzioni aggiuntive e strumenti finanziari per l’Ucraina il quadro di sostegno potrebbe indebolirsi.
Anche i partner esterni come Stati Uniti e Paesi del G7 non avrebbero sostenuto pienamente alcune proposte avanzate da Bruxelles per un blocco coordinato delle forniture di petrolio russo, compresa la proibizione di servizi marittimi e finanziari legati all’energia russa. Questo mancato allineamento internazionale ha complicato ulteriormente la capacità dell’UE di presentare un fronte compatto e coerente nella gestione delle sanzioni. Con l’impossibilità di raggiungere un accordo unanime a Bruxelles, l’adozione del ventesimo pacchetto è stata dunque definitivamente rinviata, lasciando aperta la discussione su come superare i nodi politici, energetici e soprattutto strategici che oggi hanno diviso l’Unione Europea.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia
Foto AI Sora su input Carlo Armanni

