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l Campanello di Donizetti inaugura all'Aquila il Festival Pietre che cantano - lunedì 30 luglio

XIII FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA

"PIETRE CHE CANTANO"

“Innesti fecondi” - dedicato a Claude Debussy

nel 150° anniversario della nascita - 1862/2012

PRESENTAZIONE DI LUISA PRAYER

 



(ASI) L’anno musicale 2012 ha un segno importante: il centocinquantesimo anniversario della nascita di Claude Debussy, uno dei più grandi innovatori della storia della musica occidentale, il compositore che, con la sua apertura alle strutture armoniche e sintattiche di culture musicali extraeuropee, rigenerò il discorso musicale, interrompendo bruscamente il corso di una tradizione europea da sempre autoreferenziale e creando un nuovo modo di comporre, da cui la cultura contemporanea trae tuttora elementi di grande suggestione. Decisamente attuale è ancora quel suo metodo, rinnovarsi procedendo per innesti tra elementi eterogenei, destino d’altronde difficilmente eludibile in un mondo caratterizzato dall’intensità febbrile dello scambio.

Era giunto d’altra parte anche per il nostro festival, che negli anni ha assunto probabilmente una fisionomia ben definita e riconoscibile, il momento di tentare strade nuove, e sorprendere un po’ il nostro pubblico: quale segno di omaggio più convinto poteva esserci se non quello di assumere per la edizione 2012 il tema degli “innesti fecondi” e sperimentarlo allo stesso tempo anche come metodo.

Dunque troverete nei concerti molti riferimenti diretti all’opera del grande compositore francese, e al momento musicale europeo di cui fu figlio e che da lui e dalla poesia che musicava subito trasse profonda suggestione- in un gioco di riflessi che coinvolgono diverse figure di musicisti e poeti anche in Italia, essendo in quel momento il nostro Paese, con le sperimentazioni del Circolo di Francavilla, per esempio, partecipe di un movimento europeo di ricerca artistica –molti i riferimenti nel programma anche alla musica russa, che esercitò sul giovane maestro, ospite a Mosca della Von Meck, la celebre mecenate di Çajkovskij, grande fascino- restituendo di lì a poco a Parigi, divenuta polo di attrazione delle avanguardie artistiche e musicali di tutto il pianeta, una stagione miracolosa di danza e musica.

L’applicazione del metodo, invece, ci ha portato ad inserire per la prima volta nella nostra stagione tradizionalmente classica un concerto jazz – un genere nato proprio dall’ innesto di culture musicali lontanissime tra loro, sino a quel momento separate dall’oceano; a fonderci con un festival di teatro, Rocca Festival, scegliendo insieme tre spettacoli di teatro e musica, ognuno a suo modo una variazione sul nostro tema; a fecondare con l’inserimento di brani di musica sacra corale la forma classica del recital strumentale, come in un quadro,in cui un coro di angeli e santi guardi dall’alto della sua dimensione ultraterrena le vicende umane; a

porgere come esempio meraviglioso un trio di musicisti nati in Paesi diversi, ma che grazie alla koinè della Musica sviluppano insieme un discorso profondo. E in ultimo ad associare ad ogni serata non un titolo, ma una allusione, scritta tra parentesi e con i puntini di sospensione, imitando Debussy, che poneva in calce ai suoi Préludes , e tra parentesi, l’indicazione di una tra le tante possibili associazioni sinestetiche alla sua Musica.

Ma non dimentichiamo che Pietre che cantano è nato proprio come innesto della Musica nello scenario dell’Arte e della Natura: vedrete anche quest’anno luoghi bellissimi, in un itinerario ancora più articolato, salendo dalla conca dell’Aquila verso l’Altopiano delle Rocche, andando da Ocre lungo la valle dell’Aterno verso la piana di Navelli, incrociando il tratturo a Centurelli, e poi salendo da Fontecchio alle Pagliare di Tione degli Abruzzi.

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