La creatività non espressa di Elisa Fossati

(ASI) Siamo abituati a pensare alla creatività come a un talento. Qualcosa in più. Un dono riservato agli artisti, agli scrittori, ai musicisti.

Ma forse la creatività è molto più semplice e molto più comune di così.

È il bisogno di dare fo rma a ciò che sentiamo.

C’è chi lo fa scrivendo, chi dipingendo, chi costruendo, parlando, fotografando, immaginando. E poi ci sono persone che passano anni a trattenere tutto questo, convincendosi che non serva, che non sia importante, che non sia il momento giusto.
Ma ciò che non trova espressione spesso non scompare. Resta dentro.
E quando resta troppo a lungo, cambia forma. Diventa inquietudine, frustrazione, distanza da sé stessi. A volte si trasforma in quella sensazione difficile da spiegare, come se dentro ci fosse una energia ferma che non trova una direzione.

Forse è anche per questo che tante persone si sentono spente pur avendo una vita apparentemente piena. Perché stanno funzionando, ma non si stanno esprimendo. Stanno andando avanti, ma senza lasciare uscire davvero ciò che hanno dentro.

La creatività non riguarda solo l’arte.
Riguarda l’identità.
È il modo in cui trasformiamo qualcosa di invisibile in qualcosa che esiste. Ed è proprio in quel passaggio che spesso ritroviamo equilibrio.

Non serve creare capolavori.
A volte basta smettere di trattenersi.
E allora scrivi, disegna, balla, costruisci, inventa, canta, anche semplicemente parla davvero.
Sono tutti modi per non lasciare che ciò che abbiamo dentro resti imprigionato.

Perché il contrario della creatività non è la mancanza di talento, è il silenzio forzato di ciò che vorrebbe uscire e non trova la strada per farlo.

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