Una vita per la scena, ritratto di Dora Romano

(ASI) Tra i volti più intensi del cinema, del teatro e della televisione italiani, Dora Romano è oggi tra le protagoniste della fiction Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, confermandosi interprete di grande sensibilità e una profonda dedizione all’arte della recitazione.

Quando nasce il suo amore per l’arte?

“Credo sia nato con me. Sin da bambina mi piaceva cantare, ballare ero davvero una peste, ma avevo bisogno di esprimere qualcosa che avesse a che fare con l’espressività e la creazione”.

Ha lavorato con grandi maestri come Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo, Paolo Sorrentino, Ferzan Özpetek, Tom Tykwer e Dustin Hoffman: tra i tanti ruoli, qual è quello a cui è più legata?

“Beh, ce n’è più di uno. Il mio primo ruolo da protagonista con la regia di Eduardo de Filippo, dove Eduardo mi volle per il ruolo di Margherita nelle sua commedia: CHI E’ CCHIU’ FELICE ‘E ME. Ho attraversato tanti ruoli in questi 45 anni e sono grata a tutti loro da cui ho imparato tutto. Nel tuo elenco precedente manca però Saverio Costanzo, che mi ha diretto nella serie tv L’AMICA GENIALE. Mi ha scelta per il ruolo della Maestra Oliviero che ha segnato per me il giro di boa della mia carriera attoriale. E poi la Signora Gentile nel film di Paolo Sorrentino, grazie il quale tanti mi riconoscono per strada e mi fanno i complimenti, cosa cui non riesco ancora ad abituarmi… Poi le esperienze teatrali con il grande Glauco Mauri nel FAUST di Goethe e prima ancora la signora Gibbs in PICCOLA CITTA’, per la regia di Ermanno Olmi… insomma ho avuto il privilegio di lavorare con grandi registi e avere la possibilità di creare personaggi profondi”.

In Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, può svelarci qualcosa di non detto sul suo personaggio, Filomena De Ruggeri o su ciò che è accaduto dietro le quinte?

“Appena uscita la serie nessuno si aspettava un tale esplosivo successo. Sin dalla prima puntata la serie è entrata nel cuore di milioni di persone ed è stata una sorpresa per tutti. Tanto è vero che per le prime due serie il mio personaggio non aveva ancora avuto un nome proprio. Dato il successo e la simpatia destata nel pubblico la signora De Ruggeri è stata “battezzata” con il nome di Filomena, immagino in omaggio al personaggio creato da Eduardo. E’ cresciuta insieme al dilagante successo della serie e di questo sono davvero felicissima”.

Qual è, oggi, il ruolo dell’arte in una società segnata da tensioni e conflitti?

“L’arte è PACE,  in tutte le sue forme. Il tormento dell’artista, che pure può manifestarsi nelle opere, non indirizza alla guerra, alla contrapposizione, è un conflitto intimo e personale che sublima la creazione e la fa diventare arte.  E’ difficile rispondere a questa domanda. Io non ho risposte. I conflitti e le guerre partono sempre da conflitti e frustrazioni sociali, in cui si riversano conflitti e frustrazioni individuali. Le guerre ci sono sempre state, ma in questo momento il rischio di una deflagrazione nucleare è vicinissimo. Noi artisti abbiamo il dovere e il compito di essere ambasciatori di pace e credo che, chi più chi meno, ne siamo tutti consapevoli. Certo se si desse meno spazio all’esibizionismo e al narcisismo sarebbe meglio, ma come si fa ad arginare tutto questo? Mi addolora sinceramente non trovare risposte”.

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