(ASI) Ieri a Gorizia ho avuto l’occasione di ascoltare e incontrare Michelangelo Pistoletto. Avere davanti uno dei più importanti artisti contemporanei non è stato solo un privilegio ma una scossa, un richiamo a ricordare perché l’arte esiste.
A 92 anni, il Maestro parla ancora con l’entusiasmo, la passione e la visione di chi non ha mai smesso di credere che l’arte possa cambiare il mondo. Ogni parola era accompagnata da una luce negli occhi, quella luce che si vede solo in chi è ancora innamorato del proprio pensiero.
È stato uno dei protagonisti dell’Arte Povera, movimento che ha rivoluzionato l’arte contemporanea attraverso l’uso di materiali semplici, quotidiani, spesso considerati poveri, ma capaci di diventare linguaggio e simbolo. Le sue celebri opere specchianti riflettono chi le osserva: lo spettatore diventa parte dell’opera, viene messo al centro del significato. È l’arte che accoglie, coinvolge, dialoga con la vita.
E poi c’è il Terzo Paradiso, quel simbolo composto da tre cerchi uniti: natura e tecnologia che trovano un nuovo possibile equilibrio nell’essere umano consapevole. E la demopraxia, il passaggio dalle idee all’azione collettiva. Perché, per Pistoletto, l’arte non deve restare chiusa nei musei: deve diventare società, trasformazione, responsabilità.
Ma al di là dei concetti, ciò che mi ha colpita davvero è stato l’uomo. Disponibile, umile, curioso dell’altro. Nei suoi modi semplici e diretti c’è tutto ciò che rende un Maestro tale: non solo il talento, ma la capacità di ascoltare, di mettere a proprio agio, di rendere visibile che l’arte è prima di tutto relazione.
In un mondo che spesso consuma immagini senza lasciare spazio allo sguardo, incontrare chi crede ancora nella loro forza ha un valore enorme.
Mi ha ricordato che l’arte non serve a decorare, ma a rivelare. Non a distrarre, ma a risvegliare.
Che un’opera non esiste per essere guardata, ma per essere vissuta.
Sono tornata a casa con la sensazione forte di aver incontrato non solo un grande artista, ma un uomo che continua, ostinatamente, a seminare futuro.
E questo, oggi più che mai, è un dono raro.
*Fonte foto: Elisa Fossati.


