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(ASI) Il tremendo bilancio degli attacchi alle comunità cristiane nigeriane dello scorso fine settimana - più di cento vittime, tra cui due senatori, nello Stato di Plateau - ha scosso il Paese, già lacerato dal persistere delle persecuzioni di cui sono oggetto i cristiani.

Sunday Oibe, responsabile pubbliche relazioni dell'Associazione Cristiana della Nigeria (CAN), ha redatto una dichiarazione in cui accusa le forze governative di complicità nelle recenti stragi. "La forza pubblica - afferma Oibe - è stata avvisata alle ore 4.00 delle uccisioni che stavano avvenendo, ma non è riuscita a rispondere fino a circa cinque ore più tardi, quando gli assalitori avevano concluso la loro missione".

"E' inaccettabile, non accettiamo più - prosegue l'esponente cristiano - che una sola tribù possa mettere l'intero Paese in ginocchio". Oibe invita il presidente Goodluck Jonathan a intervenire seriamente "finchè non si porrà fine alle azioni di questi terroristi". Rivolge, poi, un invito a tutta la nazione nigeriana: "La Nigeria è più grande di qualsiasi tribù o religione. Dobbiamo, come popolo di coscienza, far prevalere il senso di patriottismo e il senso di giustizia per resistere a questi omicidi insensati e barbarici".

Intanto, mentre Oibe pronunciava queste parole, alcune agenzie locali battevano lanci secondo i quali giovani cristiani dello Stato di Plateau si starebbero preparando alla difesa armata dei loro villaggi dagli assalti dei fondamentalisti islamici. La Comunità internazionale indugia dinanzi a una nuova guerra di religione che rischia di scatenarsi nel cuore dell'Africa nera.

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