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(ASI) Non è un segreto, né una novità leggere e capire come mai alcuni marchi come Adidas, Nike, Gap, o H&M producano i loro vestiti in paesi del terzo mondo. Gli stipendi sono bassi, le leggi a tutela dei lavoratori sono praticamente inesistenti, e la gente è disperata per avere un posto di lavoro.

Nell’ultimo decennio, le compagnie sovracitate, in risposta alla pressione dell’opinione pubblica hanno preso misure per monitorare la loro catena di fornitori, cercando di imporre un minimo di regole, come lo stipendio minimo garantito, e rendendo illegale il lavoro infantile.

Secondo il giornale britannico “The Independent”, un’inchiesta sull’azienda Adidas, che sarà un rifornitore ufficiale delle Olimpiadi di Londra di questa estate, rende palese il problema vissuto anche in precedenza dalla Apple nel controllare le condizioni di lavoro dei propri fornitori.

L’Adidas si dichiara impegnata ad “assicurare condizioni di lavoro eque, che rispettino i salari minimi”, con tutti i propri fornitori a livello globale. L’azienda dichiara inoltre di condurre dei controlli regolari in tutti e 69 i paesi dai quali si rifornisce e dove fa business. Ciò nonostante i lavoratori dell’Adidas in Indonesia, hanno raccontato ai giornalisti dell’Independent che questi controlli sono delle farse. “Sono sempre annunciati con anticipo, allora iniziamo a pulire, e a nascondere” ha raccontato Jamiatun, un leader del sindacato PT Golden Continental. “Ci dicono esattamente ciò che dobbiamo dire agl’ispettori. Dobbiamo dichiarare esattamente che ci pagano lo stipendio minimo, e non dobbiamo mai dire che lavoriamo turni lunghissimi anche nel weekend”.

Secondo Ratna, un altro lavoratore impiegato in una delle tantissime fabbriche di fornitori Adidas : “il management dell’azienda addirittura fa nascondere i dipendenti in bagno, così risultano meno rispetto a quanti siamo realmente, e la linea di produzione ha l’aria più pulita ed ordinata. Se l’azienda Adidas vuole poi porgere delle domande i lavoratori sono già stati preparati a rispondere in anticipo, non possiamo mai dire la verità altrimenti perdiamo il lavoro”.

I fornitori dell’Adidas sono obbligati a stampare e affiggere una lista di regole di condotta etica dell’azienda all’interno delle proprie industrie di fornitori, ma molti lavoratori non hanno mai nemmeno visto un foglio simile ad un codice etico da nessuna parte e su nessun muro della fabbrica, non sanno nemmeno cosa sia un codice etico.

Gli stessi impiegati dei fornitori Adidas ammettono però che l’azienda madre sia stata loro di aiuto quando ad esempio gli orari di lavoro andavano dalla mattina all’alba fino alle 23:00, e sembra che questo turno sia stato eliminato.

Anna Mc Mullen, portavoce della campagna “Play Fair 2012” o “Gioca Leale”, un gruppo, che a livello internazionale si occupa di assicurare che le Olimpiadi non vedano la partecipazione di nessuno sponsor che alimenta le fabbriche illegali nel terzo mondo, ha dichiarato: “ Le garanzie di sicurezza dell’Adidas hanno fallito, ed è un’azienda con i più bassi standard morali per far sì di avere i più alti ricavi economici. O interverranno in maniera proattiva garantendo diritti civili ai propri lavoratori o purtroppo queste pratiche continueranno a lungo”.

 

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