(ASI) Dopo gli attacchi, avvenuti nel sud-est del Paese e rivendicati dal Pkk, che hanno provocato la morte di 24 militari turchi e il ferimento di altri 18, la reazione di Ankara è stata rapida e violenta nei confronti dell'organizzazione nazionalista curda.

"Non possiamo sottometterci ad alcun attacco, che arrivi dall'esterno o dall'interno. Non ci arrenderemo, combatteremo il terrorismo", queste le parole di fuoco del premier turco Erdogan, a cui sono seguiti fatti che seminano altro sangue nel già agitato territorio mediorientale. Lungo il confine con l'Iraq, infatti, l'esercito turco ha condotto un'operazione che ha provocato la morte di 15 uomini del Pkk e la distruzione di alcune loro basi operative.

Nei giorni scorsi, un'ondata di arresti si è abbattuta su importanti esponenti del Partito della Pace e della Democrazia (Bdp), unica formazione politica curda presente in parlamento. Tale repressione potrebbe aver scaturito la rabbia dei ribelli del Pkk sino a portarli a commettere l'attacco più sanguinoso degli ultimi anni.

Alla luce specialmente di quest'ultimo episodio, suonano sinistre le parole del ministro israeliano Lieberman: “Armeremo il PKK” in risposta alla recentemente dissociazione della Turchia dalla politica mediorientale di Tel Aviv.

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