(ASI) Dipinto tra il 1907 e il 1908, Il Bacio di Gustav Klimt è uno dei quadri più celebri della storia dell’arte. Nato durante il cosiddetto periodo d’oro dell’artista, il dipinto avvolge due amanti in un universo dorato, sospeso, senza tempo e senza spazio. A un primo sguardo sembra un’immagine assoluta di amore e fusione.
Ma Klimt non è mai stato un narratore semplice dei sentimenti. Artista centrale della Secessione viennese, ha sempre avuto un rapporto complesso con l’intimità, con il corpo e con il legame affettivo. E questo si avverte chiaramente anche qui.
I due amanti non sono semplicemente abbracciati: sembrano in bilico. Poggiati su un lembo di terra che si affaccia su un vuoto indefinito, come se l’amore stesso fosse una condizione fragile. Non è chiaro se la donna stia accogliendo quel bacio o se, lentamente, stia già prendendo le distanze. L’abbraccio appare intenso, ma non del tutto rassicurante.
C’è chi ha letto in questa scena il mito di Apollo e Dafne, l’amore che non può compiersi e si trasforma. Altri hanno riconosciuto in quei volti Klimt ed Emilie Flöge, la donna che gli fu accanto per tutta la vita in una relazione profonda, intellettuale, più che fisica. Anche qui, l’ambiguità resta.
Klimt non ha mai chiarito chi volesse rappresentare. Del resto, lui stesso scrisse:
“Chi vuole veramente sapere più su di me (…) osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio.”
Forse è proprio questo il segreto del Bacio: non raccontare un amore ideale, ma mostrarne la complessità. Un sentimento bellissimo e fragile allo stesso tempo, sospeso tra desiderio e distanza. Proprio come spesso accade nella vita reale.
*“Immagine generata con IA tramite Google Gemini”


