137345661 15324482178101n(ASI) Sta per concludersi una settimana densa di impegni e appuntamenti per il presidente cinese Xi Jinping, partito giovedì scorso alla volta degli Emirati Arabi per una visita di Stato ed un incontro con i regnanti locali, e successivamente direttosi verso il Senegal e il Ruanda.

Il suo lungo viaggio all'estero - il primo da quando è stato rieletto presidente nel marzo scorso -  è proseguito poi verso il Sudafrica per partecipare, tra mercoledì e venerdì, al 10° vertice generale dei BRICS di Johannesburg, il summit che riunisce annualmente i leader di Cina, Russia, Brasile, India e Sudafrica ed altri importanti ospiti. Ultima tappa prima del rientro in patria sarà una visita nel territorio insulare di Mauritius, la più orientale delle nazioni africane assieme alle Seychelles, al largo del Madagascar.

Il primo incontro bilaterale in ordine cronologico, cioè quello ad Abu Dhabi con il principe della locale corona Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, ha fornito sin da subito elementi di estremo interesse nell'ottica del consolidamento di quanto già stabilito dal testo delle linee guida per lo sviluppo delle relazioni sino-emiratine, firmato nel 2015 in Cina. La volontà degli EAU è quella di diventare il primo partner di Pechino in Medio Oriente, nel quadro di una competizione che vede le leadership dei Paesi del Golfo sfidarsi per ottenere gli accordi più importanti con la potenza asiatica. Di certo, in prospettiva, gli Emirati appaiono avvantaggiati anche per il ruolo veicolare che giocherà la prossima Esposizione Universale, prevista a Dubai nel 2020 intorno al tema Connecting Minds. Creating the Future, attirando, dunque, imprese innovative da tutto il mondo e in particolare dall'Estremo Oriente.

Una calorosa accoglienza è stata riservata al presidente Xi Jinping anche a Dakar, capitale del Senegal, dove il presidente Macky Sall e il primo ministro Mohammed Dionne lo hanno ricevuto con tutti gli onori. Nella sua quarta visita in Africa da presidente della Repubblica Popolare, Xi ha ricordato i buoni rapporti tra i due Paesi e lo sviluppo accelerato delle relazioni bilaterali. La Cina è inoltre appaiata con la Francia al primo posto tra i mercati di origine del flusso delle importazioni del Senegal, per un valore complessivo che, secondo OEC, nel 2016 si aggirava attorno agli 865 milioni di dollari. I tre prodotti che Pechino esporta di più in Senegal sono le apparecchiature telefoniche, i dispositivi semiconduttori e i grandi veicoli da cantiere.

Se il Senegal di Sall è senz'altro uno dei mercati più dinamici nell'interscambio con la Cina nella regione dell'Africa Occidentale, il Ruanda di Paul Kagame sorprende per capacità di modernizzazione a tutto campo: dalla crescita alla competitività, tanto che oggi è secondo nel Continente, dopo Mauritius, nell'indice Ease of Doing Business della Banca Mondiale; dalla riduzione della povertà alla parità di genere, al punto da avere il Parlamento a maggior presenza femminile al mondo. Piccolo, privo di sbocco sul mare e di grandi riserve di materie prime, il Ruanda, messosi alle spalle il dramma umanitario degli anni Novanta, è oggi una delle economie più dinamiche dell'intero Continente africano, anche grazie agli investimenti cinesi, concentrati soprattutto nelle infrastrutture.

Il vero appuntamento-clou del viaggio del leader cinese, tuttavia, sarà quello conclusivo sul Continente, in Sudafrica, per partecipare al vertice generale dei BRICS a Johannesburg assieme al presidente del Paese ospitante, il debuttante Cyril Ramaphosa, subentrato lo scorso febbraio al dimissionario Jacob Zuma, al presidente russo Vladimir Putin, a quello brasiliano Michel Temer e al primo ministro indiano Narendra Modi. Il summit di quest'anno sarà in buona parte dedicato al Continente ospitante, mostrando ancora una volta l'importanza del Sudafrica quale cinghia di connessione - anche sul piano storico-culturale - tra le più forti economie emergenti eurasiatiche e i Paesi in via di sviluppo. Il tema portante, ovvero I BRICS in Africa: Collaborazione per una Crescita Inclusiva ed una Prosperità Condivisa nella Quarta Rivoluzione Industriale, è denso di contenuti interessanti, che possono persino stimolare indirettamente l'Europa ad individuare metodi più efficaci per risolvere alla radice l'epocale problema delle migrazioni di massa.

Prima di raggiungere il territorio sudafricano, Xi Jinping, come sua abitudine in occasione delle trasferte più importanti, ha voluto pubblicare un articolo sulla stampa locale, riportato poi anche da Xinhua. Stavolta ben tre testate hanno ospitato le riflessioni del presidente cinese: The Sunday Independent, Sunday Tribune e Weekend Argus. Richiamando la «comune lotta» di Cina e Sudafrica «contro il colonialismo, il razzismo e l'imperialismo», Xi ha ricordato che quest'anno segna il ventennale dall'avvio delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Quello che era un semplice partenariato - ha sottolineato il leader asiatico - è diventato un partenariato strategico ed infine un partenariato strategico globale, rimarcando i sei anni di presidenza congiunta tra Pechino e Pretoria nel quadro del Forum per la Cooperazione Cina-Africa (FOCAC), l'organismo multilaterale che dal 2000 regola i rapporti tra i Paesi del Continente e la potenza asiatica. Il volume commerciale bilaterale ha raggiunto quota 39,17 miliardi di dollari nel 2017, pari ad oltre venti volte il dato totalizzato all'inizio delle relazioni diplomatiche negli anni Novanta.

Oltre agli obiettivi della cooperazione bilaterale, Xi Jinping ha voluto anche mettere in chiaro l'importanza del decennale del vertice BRICS. «Il summit di quest'anno - ha affermato Xi - sarà il primo della seconda Decade d'Oro della cooperazione tra i BRICS», e appare scontato che il dibattito coinvolgerà anche le questioni relative al commercio mondiale, scosso dai recenti dazi approvati dagli Stati Uniti nei confronti della Cina. Presumibilmente, i leader delle cinque potenze emergenti ribadiranno, come avviene ormai da qualche anno, che il protezionismo resta una soluzione sbagliata, rimarcando la necessità di un'ampia riforma non solo del sistema multilaterale del commercio ma anche della governance economica e finanziaria globale.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia