(ASI) "Durante la prima fase della pandemia l'ostinazione per il protocollo 'Paracetamolo e vigile attesa' da parte di Ministero della Salute e Aifa ha suscitato un sovraccarico di ospedalizzazioni di pazienti già in fase avanzata della malattia. Se ci fosse stata una maggiore apertura verso altre terapie, probabilmente ne avremmo tratto enorme giovamento. È questa la considerazione cui si giunge leggendo la perizia della dott.ssa Simona Amato, consulente della commissione Covid.
L'esperta rileva che ben diciotto studi clinici, di cui due disponibili nel 2020, anno in cui fu pubblicato il primo protocollo delle autorità italiane che suggeriva invece 'Paracetamolo e vigile attesa', avevano riscontrato benefici legati all'utilizzo dello Iodopovidone. Non solo, la perizia fa infatti riferimento a studi sulla possibilità di utilizzare Zinco, N-acetilcisteina, lattoferrina, tarassaco, quercitina, vitamina C e vitamina D in relazione alla terapia domiciliare della Covid. La conclusione della dott.ssa Amato è dunque perentoria, giacché sostiene che la terapia 'Paracetamolo e vigile attesa' "non ha tenuto conto delle prove scientifiche effettivamente a disposizione nella letteratura scientifica dando, dunque, delle indicazioni non supportate da prove di efficacia e ponendo quindi a rischio di evoluzione di malattia i pazienti paucisintomatici a domicilio".
Così in una nota Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d'Italia e componente della commissione Covid.


