(ASI) Fin dalla presentazione del piano ReArm Europe, successivamente rinominato Readiness 2030, con l'obiettivo di rafforzare le capacità di difesa dell'Unione europea in risposta al deterioramento dello scenario internazionale, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha espresso una netta contrarietà,
definendo il piano un errore politico e strategico. Nelle ultime ore il leader pentastellato ha rilanciato questa posizione, tornando a criticare l'aumento delle spese militari europee e sostenendo che le priorità dell'Unione, dovrebbero invece concentrarsi su sanità, istruzione, transizione energetica e politiche sociali.
Il piano nasce dall'esigenza di rafforzare l'autonomia strategica dell'Unione in un contesto internazionale caratterizzato dalla prosecuzione della guerra in Ucraina, dalle crescenti tensioni geopolitiche internazionali e dall'incertezza sul futuro contributo degli Stati Uniti alla sicurezza del continente. Bruxelles sostiene che l'iniziativa debba consentire ai Paesi membri di sviluppare capacità militari comuni, puntando a rafforzare l'industria europea della difesa, mobilitando fino a 800 miliardi di euro nel medio termine.
Nel ribadire la propria contrarietà, Conte ha sostenuto che il rafforzamento della sicurezza europea debba passare prima di tutto, attraverso un'intensificazione dell'azione diplomatica e della cooperazione internazionale, anziché mediante un incremento diretto degli investimenti nel settore militare, che avverrebbe attraverso una spesa strutturale, al pari di quelle destinate alle scuole, alla sanità, alla ricerca e persino al sostegno delle famiglie.
La risposta europea, motiva il progetto con il peggioramento del quadro internazionale: Bruxelles sostiene che l'Unione debba essere in grado di colmare le attuali lacune nelle proprie capacità militari, e soprattutto sviluppare una base industriale più solida in modo tale da ridurre la dipendenza da fornitori esterni.
Sul piano europeo la questione assume diversi paradigmi; mentre diversi governi sostengono la necessità di rafforzare rapidamente le capacità difensive dell'Unione, altre forze politiche chiedono che l'eventuale crescita degli investimenti militari sia accompagnata da un analogo impegno per la coesione sociale, la sanità, la transizione ecologica e lo sviluppo economico. Anche all'interno delle istituzioni europee il confronto riguarda soprattutto le modalità di finanziamento e il grado di integrazione che il progetto dovrà assumere nel medio periodo
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia


