(ASI) "Nel 2025 il Prezzo Unico Nazionale dell'energia elettrica si è attestato in Italia a 115,9 €/MWh, il valore più alto tra le principali borse elettriche europee e in crescita del 7% rispetto al 2024.
Un dato drammaticamente peggiorato dopo la crisi di Hormuz, che racconta con chiarezza il fallimento delle politiche energetiche del governo Meloni: con la Spagna a 65,3 €/MWh, la Francia a 61,1 €/MWh — meno della metà del prezzo italiano — e la Germania a 87 €/MWh (media europea 85 €/MWh), il nostro Paese continua a pagare la propria esposizione a una dipendenza strutturale dal gas, che nel 2025 ha coperto ancora il 52% della produzione elettrica nazionale. Sul fronte retail, i clienti domestici italiani pagano l'elettricità il 13% in più rispetto alla media europea, mentre le imprese arrivano a pagare addirittura il 24% in più. Nel frattempo è scesa la quantità di elettricità prodotta da fonti rinnovabili di quasi il 2% — altro che rinnovabili mai così in alto — mentre vola l'importazione di gas naturale liquefatto, con un aumento del 44%. Intanto Giorgia Meloni è molto occupata dentro ai palazzi, a studiare la legge elettorale, sognando il Colle, e sull'energia al massimo partorisce l'arma di distrazione di massa del nucleare. Bisogna agire subito per permettere a cittadini e imprese di respirare e tornare a crescere. Che cosa aspettiamo ancora per aumentare in modo sostanziale la trasparenza del meccanismo di formazione del Prezzo Unico Nazionale (PUN), rendendo pienamente leggibili i criteri che determinano il prezzo finale dell'energia elettrica? Dobbiamo attendere la fine di questa legislatura fossile per avere un quadro chiaro o possiamo provare a mettere un argine al dissanguamento del Paese?". Lo dichiara in una nota Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030 nella segreteria nazionale del Pd ed eurodeputata.


