La politica e la nuova FIGC di Malagò: "Fuori dai Mondiali da 12 anni, ora servono giovani e riforme"

(ASI) Roma – L’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC scuote il mondo del calcio e, inevitabilmente, accende il dibattito all'interno delle istituzioni politiche. L'arrivo dello storico numero uno del CONI al vertice di via Allegri viene visto da maggioranza e opposizione come uno snodo cruciale per sollevare un movimento reduce da anni di profonde delusioni sportive e strutturali, culminate nel drammatico record delle tre mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali.

Dalle fila di Fratelli d'Italia si punta con decisione sull'esperienza manageriale del nuovo presidente per invertire la rotta. La deputata e consigliera nazionale del CONI, Elisabetta Lancellotta, non usa giri di parole per descrivere la situazione ereditata da Malagò: "Arriva alla guida del calcio italiano in uno dei momenti più difficili e delicati. Ben dodici anni, una generazione di giovani italiani esclusi dall'evento più importante del mondo". Secondo Lancellotta, tuttavia, i risultati ottenuti da Malagò alla guida dello sport italiano rappresentano "un patrimonio a cui attingere per riportare il calcio dove gli compete: sul tetto del mondo". Sulla stessa linea la senatrice di FdI Cinzia Pellegrino, che auspica un immediato "cambio di passo nell'interesse di società, atleti, tecnici e arbitri", facendo leva sulla tradizione e su una rinnovata competitività internazionale.

Anche la Lega, per bocca della deputata Giovanna Miele (capogruppo in commissione Cultura, Scienza e Istruzione), esprime soddisfazione per la ritrovata compattezza attorno al nome di Malagò, indicando chiaramente la ricetta per uscire da una "crisi economica, valoriale e sociale in cui il calcio si è ritrovato ingessato". Per Miele la chiave di volta è il vivaio: "Ripartiamo dai nostri giovani talenti, investiamo seriamente nei settori giovanili dove le promesse crescono, come dimostrano i successi dell'Under 17 e dell'Under 19".

Se il centrodestra unisce gli auspici di rilancio al riconoscimento delle qualità del neo-presidente, dal Movimento 5 Stelle arriva invece una lettura decisamente più critica, che sposta l'asse del discorso sulle responsabilità della politica e del sistema dei diritti TV. La senatrice pentastellata Vincenza Aloisio definisce la nomina un momento cruciale, ma lancia un duro affondo all'esecutivo: "È innegabile che il governo Meloni, anziché agire per il rilancio del calcio, con il ministro Abodi si sia spesso configurato come un ostacolo, tra pressioni e interferenze subite dalla Federazione". Secondo Aloisio, l'Italia sconta una gestione inadeguata dei proventi televisivi e una carenza di investimenti strutturali rispetto all'estero. "La speranza – conclude la senatrice del M5S – è che sotto la guida di Malagò la FIGC possa avviare riforme radicali e una nuova era di collaborazione con la politica per restituire al calcio il ruolo di faro di eccellenza". La sfida per Giovanni Malagò è ufficialmente aperta: traghettare il pallone italiano fuori dal suo "momento più buio" mettendo d'accordo campo, palazzi dello sport e aule parlamentari.

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