(ASI) "Il blitz di Giorgia Meloni nel Golfo Persico, presentato come missione per la sicurezza energetica, è in realtà l'ennesima conferma della subalternità del governo italiano alle logiche geopolitiche e militari che stanno alimentando le tensioni in Medio Oriente.
La presidente del Consiglio rafforza rapporti con monarchie autoritarie e continua a legare il futuro dell'Italia al petrolio e al gas, invece di puntare su autonomia e rinnovabili.
Altro che sicurezza energetica: stiamo assistendo a una politica che intreccia energia e guerra, mentre milioni di famiglie pagano il prezzo del caro energia e il governo si limita a misure tampone. Invece di investire subito in efficienza, transizione ecologica e fonti alternative, si inseguono accordi nei teatri di crisi, aumentando la dipendenza e i rischi per il Paese.
Non c'è emergenza che giustifichi scelte strategiche sbagliate. Usare la scusa del tempo che "non c'è" per non puntare sulle alternative significa aggravare la crisi strutturale. La vera sicurezza energetica si costruisce riducendo la dipendenza, accelerando le rinnovabili e puntando a una politica estera di pace, disarmo e cooperazione, nel pieno rispetto dell'articolo 11 della Costituzione. Continuare sulla strada delle fonti fossili e delle missioni nei teatri di guerra significa esporre il Paese a instabilità, subordinazione e crisi permanente".
Lo dichiara in una nota Giovanni Barbera, della Direzione nazionale di Rifondazione Comunista.


