(ASI) Roma - Il conflitto tra l'Impero d'Austria e l'Italia durante il Risorgimento italiano non fu solo una disputa territoriale, ma una vera e propria guerra di simboli e filosofie storiche. Al centro di questo scontro sedeva Roma, rivendicata da entrambi come sorgente di legittimità, ma interpretata in modi diametralmente opposti.
L’Impero Austro - Ungarico: la Roma del Dominato
Per gli Asburgo, la Romanitas era sinonimo di Stabilità e Gerarchia. La loro eredità non era quella dei consoli repubblicani, ma quella del Dominato tardo-antico: una Roma imperiale, cristiana e universale, che fungeva da cornice per popoli diversi uniti dalla fede e dal giuramento al sovrano. In questa visione, l'Austria era l'ultimo "scudo" della "Pax Christiana", una forza che trascendeva le nazioni per proteggere l'ordine costituito.
L’Italia: La Roma del Principato e della Res Publica
L’Italia risorgimentale operò una rottura radicale con questa visione. Essa riscoprì la Roma del Principato Augusteo e della Res Publica, l'epoca in cui l'Italia non era una "espressione geografica" come la considerava il Metternich, né una delle tante province dell'Impero, ma il cuore pulsante del sistema, la "Domina Gentium" di cui abbiamo già parlato. In merito vedi "C.Vignali, Italia 1915: l'ago della Bilancia Euro - Mediterraneo, Agenzia Stampa Italia, 12 marzo 2026"
Mentre l'Austria guardava alla Roma della Translatio Imperii di Costantino I (il potere imperiale che scende dall'alto), l'Italia guardava alla Roma della Coniuratio Italiae (il potere imperiale legittimato dalla Nazione, ovvero che sorge dal basso). Per i pensatori del Risorgimento, infatti, l'identità italiana affondava le radici nel giuramento delle tribù italiche di Corfinio e nel successivo giuramento di fedeltà degli Italici ad Ottaviano Augusto: un'unione di stirpe, lingua e destino che rendeva l'Italia erede naturale della sovranità civile di Roma.
Dunque, se per Vienna la Roma imperiale era il simbolo del diritto divino e della conservazione, per l'Italia era il simbolo della Rinascita Civile. L'Italia del Risorgimento non chiedeva di essere "redenta" dalla Chiesa o dall'Impero, ma di tornare a essere il centro di una civiltà laica e moderna, fondata sulla dignità dell'uomo e della legge, proprio come nei secoli d'oro del Principato.
L'Italia vince prima di tutto dal punto di vista ideologico sull'Austria, ancora prima che nelle trincee della Prima Guerra Mondiale, sostituendo l'idea di un Impero Universale "frenante" con quella di una Nazione "propulsiva", capace di ricollegarsi direttamente alla gloria della Roma pagana e augustea per legittimare il suo posto nel mondo moderno.
Il 1814 e il 1914 sono le due date che racchiudono il canto del cigno di un'idea di mondo. Ma tra queste due date, si è consumato un miracolo civile che ha radici millenarie. Mentre l'Impero d'Austria cercava di congelare la storia nel nome di un'autorità universale, l'Italia riscopriva se stessa come Dominus Gentium.
Non è stata solo una vittoria militare o diplomatica. È stata una resurrezione spirituale. Risalendo oltre i secoli del declino, l'Italia ha ritrovato il filo rosso che la legava alla Res Publica e al Principato Augusteo. In quel legame, Roma non era più la sede di un potere lontano o sacrale, ma il cuore pulsante di una nazione che rivendicava il proprio diritto di essere guida e maestra di civiltà.
L'Italia che sorge dalle ceneri del "Secolo lungo dell'Austria" ( 1804 - 1918) è la nazione che si riappropria del suo destino romano: non più provincia di un impero altrui, ma centro di un nuovo ordine fondato sul diritto, sulla cultura e sull'orgoglio di appartenere alla terra che ha forgiato l'Occidente.
L'Italia è tornata a Roma perché Roma, nell'anima profonda del popolo italiano, non era mai scomparsa e questo messaggio dovrebbe scuotere ancora oggi le coscienze degli Italiani che dopo la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale e le conseguenti limitazioni della sovranità dello Stato Italiano, sembrano voler dimenticare il ruolo superiore civilizzatore che la storia ha assegnato alla loro Patria.
Per rendere lo speciale di approfondimento più completo di seguito tre testi che rappresentano le tre anime espresse nei suddetti concetti: 1)La radice antica della Romanitas; 2) Il trionfo dell'identità italiana risorta; 3) Il nobile tramonto dell'idea imperiale asburgica.
1. La Radice: Quinto Orazio Flacco, "Carmen Saeculare" (17 a.C.)
Questo è il cuore della fede augustea nell'eternità di Roma e dell'Italia. È l'invocazione al Sole affinché non veda mai nulla di più grande della Città Eterna.
"Alme Sol, curru nitido diem qui / promis et celas aliusque et idem / nasceris, possis nihil urbe Roma / visere maius." (Sole fecondo, che con il carro lucente rechi e nascondi il giorno, e rinasci sempre diverso eppure uguale, possa tu non vedere mai nulla di più grande della città di Roma.)
2. La Resurrezione: Giosuè Carducci, Nell'anniversario della fondazione di Roma (1877)
In questo discorso, il "Vate" della Terza Roma esalta proprio il concetto di Dominus Gentium, vedendo nell'Italia la nazione che riprende il suo posto nel mondo.
"Roma, nei tuoi destini è scritto che tu debba essere sempre grande. [...] Salve, Roma! Chi non ti ama, chi non ti onora, è indegno di vedere la luce del sole. Tu fosti il centro del mondo, tu fosti la legge delle genti, tu sarai la gloria dell'avvenire. L'Italia è qui, nelle tue pietre, e dalle tue rovine sorge la nazione che non muore mai."
3. Il Commiato: Stefan Zweig, da Il mondo di ieri (1942)
Zweig, uno dei più grandi intellettuali mitteleuropei, scrisse queste righe per ricordare con struggente nobiltà quell'Impero che, nonostante i suoi difetti, aveva rappresentato un ideale di civiltà sovranazionale ormai perduto.
"Era il mondo della sicurezza. Tutto, nel nostro impero austriaco quasi millenario, sembrava fondato sulla durata. [...] Nulla sarebbe mutato, nulla di ciò che era esistito sarebbe andato perduto. Tutto aveva la sua norma, la sua misura e il suo peso precisi. [...] Quando l'Impero cadde, non cadde solo uno Stato, ma un'idea di convivenza umana che aveva cercato di essere più grande delle singole nazioni. Siamo stati i testimoni dell'ultimo respiro di un gigante che aveva dimenticato come si muore."
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
L'immagine che sintetizza lo scontro fra le "Due Rome" è prodotta dalla I.A. Gemini.


