(ASI) Il miglioramento registrato dal mercato del lavoro a gennaio è un ulteriore segnale di come la nostra economia sia entrata nel 2026 in modo sostanzialmente positivo.
La crescita degli occupati - 80mila in più rispetto a dicembre - è la più consistente da aprile del 2024. La netta diminuzione delle persone in cerca di lavoro, con un tasso di disoccupazione sceso al 5,1% - il valore più basso dall’inizio delle serie storiche mensili e difficilmente immaginabile fino a pochi anni fa - costituisce una concreta testimonianza di salute del sistema. Ma è lunga e preoccupante la lista delle criticità.
La prima riguarda la continua revisione al ribasso delle stime precedenti. Alcuni mesi fa il numero di occupati nel complesso aveva superato i 24,3 milioni di unità. Dopo una serie di “crescite” congiunturali oggi il numero di occupati, ai massimi di sempre secondo le nuove stime, è pari a 24,18 milioni di unità. La seconda criticità riguarda la debolezza della componente femminile, con un tasso di partecipazione al mercato del lavoro che, dopo un periodo di crescita, sta lentamente riducendosi: a gennaio 2025 il tasso di attività delle donne era pari a 57,9%, valore sceso al 57% a gennaio 2026. Il tasso di partecipazione femminile nella fascia estesa 15-74 è in Italia patologicamente distante dai parametri europei (-12 punti circa). Particolare attenzione va rivolta anche alla progressiva crescita degli inattivi, fenomeno che, negli ultimi mesi, ha interessato in misura particolare la fascia più giovane dell’occupazione (15-24 anni). Tale evidenza potrebbe certo sottendere la decisione di spostare in avanti nel tempo l’ingresso nel mondo del lavoro per migliorare la propria formazione, ma potrebbe essere frutto, almeno in parte, anche di fuoriuscite per scoraggiamento.
Per una crescita stabilmente attorno all’1,5-2% è necessario correggere questi deficit.
Sotto il profilo congiunturale, i conti trimestrali e le nuove indagini congiunturali sulle aspettative delle imprese confermano sia un finale dello scorso anno piuttosto soddisfacente sia un promettente inizio del 2026. Lo scrive, in una nota, l’Ufficio Studi Confcommercio.


