(ASI)Riceviamo e Pubblichiamo - Ho seguito tutti i video e gli articoli possibili su questa materia e risparmio ai lettori ulteriori, circostanziate considerazioni sull'argomento. Qui mi limito a riflessioni passeggere sulle impressioni che ne ho ricavato.
È un referendum inutile e i cui effetti, se ne produrrà, saranno negativi; almeno così immagino. Il governo Meloni si è gettato con troppa fretta e approssimazione su questa materia, che comporta la modifica di troppi articoli della Costituzione.
Nell'assumere il mio incarico, io ho giurato su questo atto fondamentale, quello che i tedeschi chiamano la Grundnorm, cioè la norma fondamentale. Quella Costituzione era l'espressione compatta della quasi totalità del popolo italiano, che voleva salvaguardare la propria speranza di rinascita dopo le ferite di una guerra terribile che aveva provocato lutti e distruzioni. Il MSI non era ancora rappresentato nell'Assemblea Costituente quando fu votata la Carta che entrò in vigore il primo gennaio 1948. Eppure, quel testo rappresentava tutta l'Italia ed era espressione del popolo italiano.
Questa improvvida modifica di una decina di articoli, invece, è divisiva: sta creando fratture e incomprensioni in tutto il popolo e tra le istituzioni, che dovrebbero invece rimanere nei loro ambiti senza debordare. I politici fanno le leggi, i magistrati le applicano in piena indipendenza.
Le trasmissioni che invitano a votare "SÌ" sono, lo confesso, un po' noiose. Sento ripetere, ad esempio, considerazioni "geometrico-calcistiche" quali: "il giudice è l'arbitro, mentre il PM e il difensore sono i giocatori". Ho sentito questo discorso soprattutto da Di Pietro, e non mi ha stupito troppo vederlo tra i ranghi del "SÌ".
Il discorso sembrerebbe semplice e chiaro, ma non è così: il difensore, legato da un contratto di prestazione d'opera intellettuale al suo cliente (indagato o imputato), è tenuto unicamente a tutelare al meglio l'interesse del suo assistito e risponderebbe penalmente di patrocinio infedele qualora ne tradisse il mandato. Il PM, invece, è un organo di giustizia tenuto ai canoni dell'imparzialità e al perseguimento della verità dei fatti. Non ha altro ambito di tutela che la verità e, se dovesse insistere nell'accusare una persona manifestamente innocente, risponderebbe di calunnia. Il PM è pagato dallo Stato come il giudice, mentre il difensore è pagato dal cliente.
Detto questo, non discrimino affatto chi voterà per il SÌ: si è liberi di farlo. Mi auguro solo che ognuno rifletta con coscienza sulla propria scelta.
Quanto alle trasmissioni che invitano a votare NO, emerge la figura di Gustavo Zagrebelsky. Sembra uno di quei nonni che ricordiamo con affetto perché ci hanno seguiti nell'infanzia. È saggio, misurato, non privo di ironia e non insulta nessuno.
Qual è la riflessione che emerge in modo inconfutabile, a mio avviso? Ammesso e non concesso che questo referendum fosse indispensabile, è stato organizzato con una fretta inescusabile. Cambiare una decina di articoli della Costituzione su una materia così delicata avrebbe richiesto tempi di riflessione più adeguati e una discussione approfondita; invece, l'esecutivo ha impedito al Parlamento un congruo periodo di elaborazione del progetto. La fretta e un decisionismo sospetto hanno bruciato le tappe dell'iter.
Un esponente del governo, credo Delmastro, ha rispolverato addirittura un'infausta frase mussoliniana che avrebbe dovuto condurre a una rapida vittoria nella campagna più infelice della guerra del '40, quella di Grecia. "Spezzeremo le reni al cancro delle correnti", mi pare abbia detto il personaggio, ignorando forse che a rischiare di spezzarsi le ossa siamo stati noi italiani, se la Wehrmacht non fosse intervenuta per chiudere quell'infausta iniziativa — voluta prima da Galeazzo Ciano, poi soprattutto da Mussolini e, in seconda battuta, da Badoglio. Quest'ultimo, come Capo di Stato Maggiore, espresse solo un timido dissenso e fu sostituito in pochi mesi da Ugo Cavallero.
E così Delmastro ha interpretato, oltre al ruolo del Duce, anche quello di Badoglio e di Ciano. Del resto, se non sbaglio, nel governo siede un parente del Maresciallo Badoglio (autore della messa fuorilegge del Partito Nazionale Fascista dopo la seduta del Gran Consiglio): l'on. Tajani, colui che vuole togliere la polizia giudiziaria ai PM.
Era facile prevedere, inoltre, un inasprirsi dello scontro politico vista l'iniziale furia della Meloni, alimentata dalla figura surreale del Ministro della Giustizia Nordio, drammaticamente isolato e deriso da gran parte della magistratura da cui peraltro proviene. Ora questa lacerazione istituzionale è sotto gli occhi di tutti e permarrà negli anni a venire, a danno della magistratura prima e del governo poi.
Un disastro. A tutto questo si aggiunge la lacerazione sociale nelle famiglie, tra amici e nelle associazioni, in cui ci si chiederà: ma la separazione delle carriere è "di destra" o, più verosimilmente, è liberal-liberista-libertaria secondo le note tendenze di Nordio, ammiratore di Churchill?
Ho l'impressione che ci si pentirà di questa fretta. E non basta: le spese per la giustizia, con la creazione di due CSM e dell'Alta Corte per i quali occorrerà acquistare nuovi edifici, triplicheranno. Ci sono abbastanza risorse?"
Giuliano Mignini
Perugia, 20 febbraio 2026
*Immagine generata con AI Gemini di Google.


