(ASI) - Nella giornata di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge che definisce per la prima volta in modo organico il ruolo del caregiver familiare, nel quadro normativo nazionale, dando avvio all’iter parlamentare con procedura d’urgenza, per la sua approvazione definitiva.
Presentato dalla ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, punta a riconoscere formalmente chi presta assistenza quotidiana, gratuita e non retribuita a un familiare non autosufficiente o con disabilità, inclusa la possibilità di un sostegno economico e di tutele specifiche.
Tra le modifiche più rilevanti figura l’introduzione di un contributo economico fino a 400 euro al mese, esentasse, gestito dall’INPS. Una misura particolare, rivolta prioritariamente ai caregiver conviventi che assistono un parente per almeno 13 ore al giorno (ossia per un totale di 91 ore settimanali) e che hanno un ISEE non superiore a 15.000 euro annui. Misura che prevede paletti piuttosto stretti e che probabilmente ridurranno in maniera sensibile la platea dei potenziali beneficiari.
Il contributo mensile per il 2026 non potrà essere tuttavia erogato in maniera immediata. Per l’anno in corso è stato stanziato un budget di 1,15 milioni di euro destinato alla costruzione della piattaforma digitale per la registrazione dei caregiver, mentre l’assegnazione effettiva dei fondi partirà nel 2027 con una dotazione annuale di 257 milioni di euro per il triennio 2026-2028.
Oltre al contributo economico, il ddl contiene tutta una serie di tutele correlate all’assistenza, come l’accesso al congedo parentale per chi assiste un minore di 18 anni, la possibilità di ricevere ferie e permessi solidali dai colleghi dello stesso datore di lavoro, agevolazioni per giovani caregiver nella conciliazione con il servizio civile, e infine ’esonero dal pagamento delle tasse universitarie o il riconoscimento dell’esperienza di cura come credito formativo per studenti caregiver.
Il ddl sui caregiver rappresenta un primo passo verso un quadro normativo che riconosce ufficialmente questo ruolo, come strutturale nel sistema di welfare italiano; ruolo che in precedenza era affidato a norme imprecise e non specifiche o a contributi di tipo regionale. Con questa riforma, lo Stato intende valorizzare chi sostiene quotidianamente familiari fragili, cercando di trasformare un’attività fino ad ora perlopiù invisibile in un elemento formalmente tutelato.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia
Foto AI Sora su input Carlo Armanni

