(ASI) La stabilizzazione del mercato del lavoro rilevata a febbraio 2021, tanto per l’occupazione quanto per la disoccupazione, dopo le forti turbolenze dell’ultimo anno è un dato che va preso con estrema cautela e letto alla luce di quanto accaduto dall’inizio del 2020.

Nel confronto sui dodici mesi, al netto dei fattori stagionali, si sono persi 945mila posti di lavoro, persone che, in molti casi, sono uscite dal mercato ampliando significativamente il numero di inattivi (+717mila): quest’ultima è l’indicazione più rilevante per una valutazione accorta della crisi nella quale il Paese ancora si dibatte.

Alla luce della revisione effettuata dall’Istat, il quadro appare più complicato anche in relazione al consuntivo dello scorso anno: la perdita di occupazione è passata, infatti, da -421mila unità a -646mila.

Il limite temporale dei tre mesi di assenza dal lavoro dopo il quale non si è conteggiati tra le forze di lavoro - a meno che non si tratti di congedi per maternità, congedo parentale retribuito, formazione pagata dal datore di lavoro e part-time verticale - ha spostato un numero consistente di lavoratori in Cig e autonomi nell’inattività, fenomeno che è stato particolarmente intenso proprio dall’inizio della pandemia.

Le nuove definizioni rendono, tra l’altro, più evidente la crisi del lavoro autonomo che nel solo 2020 ha conosciuto un calo di 218mila unità e che a febbraio 2021 presenta, nel confronto annuo, un saldo di -355mila occupati. 

Questo il commento dell’Ufficio Studi di Confcommercio ai dati sugli occupati e i disoccupati diffusi oggi dall’Istat.

 

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