(ASI) “Posto che il recovery fund, dal nostro punto di vista, era l’unica vera fonte di sussidio per l’Italia abbiamo sempre chiesto che vi fosse un intervento convincente dell’Europa.

Apprezziamo l’insistenza con la quale il presidente del Consiglio ha cercato di strappare le condizioni migliori possibili – tanto che Giorgia Meloni ha detto che non sarebbe mancato il sostegno di Fdi se il governo fosse stato energico nei confronti di Bruxelles – ma non possiamo non constatare che nel frattempo sono trascorsi 5 mesi dall’inizio di questa terribile crisi, non solo sanitaria, che ha messo in ginocchio diversi segmenti della nostra economia. Ci saremmo aspettati uno stanziamento di almeno 1000 miliardi e una rapidità di emissione in sintonia con la drammaticità della situazione.

La questione dei tempi d’intervento è dirimente e su questo l’Europa ha bisogno di riformarsi e non di pretendere riforme dagli Stati membri perché intervenire con questi tempi è inaccettabile.

Se chiami i vigili del fuoco perché ti sta bruciando casa il loro arrivo deve essere tempestivo altrimenti diventa inutile.

Non solo, i trattati europei vanno rivisti. Non possiamo accettare che il debito pubblico, letto insieme al Pil, sia l’unico parametro su cui si esprima un giudizio sulla solidità delle economie nazionali. L’Italia ha certamente un debito pubblico esorbitante non ripagato dal Pil, ma la sua ricchezza e il suo risparmio valgono dieci volte il debito. Altre nazioni hanno un debito più contenuto, ma non altrettanto garantito.

Gli attuali parametri europei non sono equilibrati, per questo e per molti altri motivi. Di fatto non sono equi e penalizzano l’Italia”.

E’ quanto ha dichiarato Fabio Rampelli, intervenendo questa mattina alla trasmissione ‘Radio Anch’io’ su Rai Radio1.

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