(ASI) Roma  - «Hanno esaminato 45 leggi delle regioni e delle province autonome, organizzato il balletto delle nomine agostane tra cui prefetti, direttore dell’Isin (il già plenipotenziario dirigente del ministero dell’Ambiente Maurizio Pernice), prolungato lo “stato di emergenza” per le alluvioni sarde, così da confermare i poteri speciali alla protezione civile, il tutto, tra l’altro, in appena un’ora.   
Ma guarda caso, anche questa volta, Renzi e company non hanno trovato un minuto per stabilire la data del referendum». Lo sottolineano i capogruppo M5S alla Camera e al Senato Laura Castelli e Stefano Lucidi in una nota congiunta.
«Nessuna traccia di una decisione talmente importante che, per citare il ministro Boschi, “se dovesse vincere il no non si rispetterebbe il Parlamento”».
«La determinazione della data non è cosa da poco, ricordiamo al governo: ci sono 60 giorni di tempo per convocarlo. Passando questa settimana non potrà essere fissato il 2 ottobre, quindi se passa tutto agosto, il referendum slitterà a novembre. E all’orizzonte ci sono incroci pericolosi con la sessione di bilancio. Insomma, Renzi non vede l’ora di regalare 500 milioni ai poveri, tanto che ieri in un Consiglio dei ministri di un’ora appena ha trovato tempo per tutto, ma non per la data del referendum», concludono i portavoce pentastellati.

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