(ASI) - A Washington D.C. si è tenuta la prima riunione del cosiddetto Board of Peace, una sorta di consiglio di pace internazionale, istituito su iniziativa degli Stati Uniti, con l’obiettivo dichiarato di affrontare la crisi post-conflitto nella Striscia di Gaza, al fine di sostenere il suo processo di stabilizzazione e di coordinare gli sforzi per la ricostruzione e l’assistenza umanitaria. L’incontro, ospitato presso il United States Institute of Peace e presieduto dallo stesso Trump, ha visto la partecipazione di delegazioni ufficiali di oltre 45 nazioni o organizzazioni internazionali.
L’organismo nasce a gennaio 2026, dopo la presentazione al World Economic Forum di Davos, con il sostegno di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che riconosceva il suo ruolo nell’attuazione di un piano di pace legato alla fine del conflitto tra Hamas e Israele. Tuttavia, la natura e gli scopi dell’organismo restano oggetto di controversie tra gli osservatori diplomatici. Gran parte dei principali Paesi occidentali, tra cui Regno Unito, Francia, Germania, hanno declinato l’invito o addirittura espresso forte riserve, criticando la struttura e la trasparenza dell’iniziativa. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha descritto il Board of Peace come un’organizzazione legittima e ha espresso rammarico per la mancata partecipazione della Santa Sede (Vaticano).
Un altro elemento di dibattito riguarda la composizione del Board: alla riunione hanno partecipato Israele, Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Qatar, Indonesia, Azerbaijan, Armenia e altri, ma sono stati esclusi i rappresentanti diretti di organismi politici palestinesi, come l’Autorità Nazionale Palestinese, suscitando critiche per la mancanza di una rappresentanza significativa delle parti direttamente interessate al conflitto.
Parallelamente alle discussioni sul Board, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato possibili azioni contro civili palestinesi, e il Consiglio di Sicurezza ONU ha condannato piani israeliani di espansione nei territori occupati come contrario al diritto internazionale.
Al termine del vertice, senza un piano operativo completo, la percezione diffusa è stata che il Board di Trump abbia rappresentato un tentativo di ridefinire le modalità della governance internazionale post-conflitto, pur restando oggetto di critiche sulla sua efficacia pratica e sulla sua legittimità in contrapposizione alle istituzioni storiche già consolidate.
Carlo Armanni - Agenzia Stampa Italia
Foto AI Sora su input Carlo Armanni


