(ASI) La legge sul cosiddetto negazionismo è passata dal Senato alla Camera, con un voto praticamente all’unanimità. E’ un passo sbagliato e pericoloso, che non viene attenuato dalle considerazioni sul dettame specifico della legge.
Il Corriere della sera ha voluto sottolineare che “il Senato, trasformando il negazionismo in un’aggravante anziché in un reato (come prevedeva il testo precedente che in un primo momento si voleva votare addirittura in sede deliberante), ha voluto salvaguardare la libertà di espressione e ha voluto evitare limiti o restrizioni alla ricerca storica”. La nuova normativa consiste in effetti in una riforma dell’art. 3 della legge Reale del 1975 (l’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654), tale che il negazionismo dei genocidi (?) entra in gioco solo a partire da un esplicito reato di istigazione e atti di discriminazione razziale. Non è dunque la legge censoria richiesta per anni da coloro che pretendevano di imbavagliare a tutto tondo il libero dibattito su questo tragico capitolo della II guerra mondiale, ma è pur sempre un rischio, non solo perché comunque la categoria “aggravante” è interna e derivata da quella di “reato” (e dunque il Corriere edulcora la pur piccola svolta) ma anche per almeno tre considerazioni corrispondenti a tre contraddizioni del ceto politico parlamentare.
La prima riguarda la parola negazionismo, che rappresenta categoria fumosa, determinata di volta in volta dai media, che decidono loro, prima ancora del giudice se un articolo o una frase o un libro, sia ascrivibile ad esso oppure no. Il termine è squisitamente mediatico e inquisitorio. Il fatto che trasversalmente, dai grillini a SEL, dal NCD a Salvini e Meloni, da Forza Italia al PD, tutti l’abbiano fatto proprio in un testo di legge, non vuol dire che esso abbia acquisito una proprietà giuridica da determinatezza del reato: vuol dire solo che tutto il ceto politico italiano (tranne i pochi astenuti e i 3 no) è subalterno su questo terreno ai poteri forti dell’oltranzismo occidentale, pur avendo assunto talvolta su altre questioni una posizione contraria a questa tendenza che continua a costituire una minaccia per la pace nel mondo

La seconda considerazione riguarda la magistratura alle prese con il nuovo art. 3 della legge Reale. La recente polemica tra il premier Renzi e il nuovo presidente dell’ANM Davigo – ex del pool di Tangentopoli – dimostra ancora una volta che la percezione di certa attività giudiziaria da parte della Politica è quella di una parzialità procedurale (la giustizia ad orologeria) e sostanziale, alcuni politici nel mirino e altri no. Tangentopoli fu una rivoluzione, o un golpe mediatico-giudiziario che salvò il Partito Repubblicano e la Quercia, e pose fine alla vita dei partiti “nati dalla resistenza” (anzi il PSI nato alla fine del XIX secolo) che non stavano al gioco dell’aggressione finanziaria alla Repubblica italiana, discussa e probabilmente decisa sul Panfilo Britannia il 2 giugno 1992? Oggi Renzi sembra sentirsi nel mirino e polemizza con Davigo sul gossip: ma allora perché – se anche tra i magistrati c’è chi sbaglia, come tra i politici c’è chi ruba - approvare questo testo di legge, che aumenterà ancora di più la discrezionalità dei Pm e dei giudici su un tema complesso e reso sacro e inviolabile da un martellamento mediatico ossessivo? La diffamazione è uno di quei reati in cui si compiono voli pindarici fino a negare i fatti. Trovi così un Gip che archivia una querela perché si è vero, la diffamazione c’è, ma lui parlava di “shoah”. E trovi un Pm che spende parole eccezionali su quel che dici, ma poi chiede l’archiviazione perché “confonde” gli insulti plateali con un dibattito, mentre il suo Gip riconosce il reato ma non chiede l’imputazione coatta ...

La terza considerazione e contraddizione riguarda il discorso sulla sicurezza: l’ “industria dell’Olocausto” denunciata da Norman Finkelstein non serve solo a isolare i palestinesi o a speculare sugli stessi ex deportati, ma anche a produrre inchieste aprioristicamente deviate su eventi e organizzazioni terroristiche. L’ISIS è solo un Islam deviato, o qualcosa di peggio, strainfiltrato dai servizi non solo americani e sauditi, ma anche israeliani, secondo le accuse dell’Iran? Chi sono i mandanti delle stragi di Brussels e Parigi? Chi era il “francese” fermato e poi rilasciato, e perché il suo nome, al contrario di quelli arabi, non è stato pubblicato? Senza dilungarsi in troppi esempi, Mattei, Piazza Fontana, Ustica o ... Spatuzza (che accusò nientemeno che il giro di Forza Italia per la strage di Capaci, e nessuno replicò ricordando che uno degli attentati di quell’anno venne rivendicato, secondo le dichiarazioni del ministro Mancino pubblicate dal Corriere, da un gruppo islamico, ma attraverso una telefonata partita da un “cellulare di un cittadino israeliano”) ne basti ricordare uno, eclatante: quello del Presidente della Commissioni stragi Giovanni Pellegrino, che indagò tra Moretti e il grande vecchio, Via Caetani e il lago della Duchessa, su una pista Mossad per l’assassinio di Moro, fino a che non venne censurato dal fuoco incrociato di due opinionisti, uno di centro destra e l’altro di centrosinistra.
E’ chiaro che ogni passo verso la sacralizzazione della Storia, piccolo ma ampliabile dalla discrezionalità del magistrato di turno, sacralizza anche la cronaca e gli eventi odierni. Pur piccola, la svolta del nuovo articolo 3 della legge Reale porta dunque in questa direzione, e rischia di fare della storia un dogma, reso tale da una sentenza sbagliata. In controtendenza assurda peraltro, con la doppia svolta geopolitica del 2015: l’accordo con l’Iran e l’intervento russo in Siria a fianco del governo di Assad. Due fattori di indebolimento dell’oltranzismo occidentale – ben condivisi dallo stesso Renzi, di cui è apprezzabile la sua visita di questi giorni a Teheran - rispetto ai quali non appare essere un pendant innocuo, ma invece una scelta duratura e pericolosa.

articolo di LIBERTA' PER TUTTI I REVISIONISMI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

==============================================

*ASI precisa: la pubblicazione di un articolo nelle lettere in redazione risponde all'intento di divulgare più ampiamente possibile notizie di interesse pubblico e quindi di fornire  informazione a 360 gradi. Con l'implicito invito per i lettori ad approfondire l'argomento trattato,  lasciando a ciascuno la libertà interpretativa.