(ASI) Teramo - Nell'Auditorium del Conservatorio Braga di Teramo si è svolto, in questo tempio di arte e cultura, nel pomeriggio di sabato 18 aprile 2026 (17.00 - 19.00) un convegno su un tema molto attuale ossia sulla spiritualità dell'India che ho avuto l'onore di moderare, molto apprezzato dall'opinione pubblica per quanto riguarda il dialogo interculturale e interreligioso.
L’India, infatti, non è solo una Nazione o un Subcontinente; è, per citare grandi pensatori del passato, un "laboratorio dello spirito", è la terra che ha dato i natali a filosofie millenarie che oggi, forse più che mai, offrono risposte concrete alla frenesia del nostro tempo. Parlare di spiritualità indiana oggi non significa fare un’operazione nostalgica o puramente accademica, ma esplorare strumenti di consapevolezza che uniscono il corpo, la mente e l’anima.
L'argomento è stato affrontato attraverso diverse prospettive con esperti che vivono e trasmettono queste tradizioni quotidianamente:
con Alessandra Cocchi, è stato esplorato il valore del percorso dello Yoga come disciplina di formazione.
Con Dorian Di Renzo e l’Associazione Buddhadharma, ci si è avvicinati alla saggezza del Buddhismo.
Con Lijesh Kumar (Marco Mattiuzzo) e Shivaraja Deva (Giambruno Legnaioli), si è entrati nel cuore della tradizione Induista, grazie al contributo dell'Unione Induista Italiana e dello Yogananda Ashram.
Infine, con Marisa Marcucci, é stato approfondito l'insegnamento del Dharma con l’Associazione I Fiori di Tara.
L'obiettivo del convegno è stato quello di creare un ponte tra Oriente e Occidente, tra tradizione e modernità, tra l'Abruzzo e le rive del Gange, tra l'Italia e l'India.
Non a caso, l'India è in Asia un ponte fra Oriente ed Occidente fin dall'antichità, come l'Italia nell'area euro-mediterranea, dove ben quattro secoli prima dell'era cristiana, la filosofia greca e la cultura ellenica sono venuti in contatto, grazie ad Alessandro Magro, con la spiritualità indiana, dando vita alla civiltà greco - indiana e al cosiddetto greco - buddismo.
Il re ellenico più famoso, Menandro I (conosciuto in India come Milinda), si convertì al Buddhismo. ( i suoi dialoghi con il saggio Nagasena sono raccolti nel testo sacro Milinda Panha). Fu proprio grazie all'influenza greca che, per la prima volta, il Buddha venne raffigurato in forma umana con tratti estetici simili alle divinità greche, mentre prima era rappresentato solo tramite simboli (come l'impronta del piede o la ruota), analogamente a quello che successe in Occidente dove i popoli italici che vedevano le divinità solo in luoghi, oggetti, piante o animali, cominciarono grazie alla influenza dell'Ellenismo a dare agli Dèi un aspetto antropomorfe.
Ma, la grandezza dell'India contemporanea sta nel suo modello alternativo di potere rispetto a quello occidentale.
In un sistema internazionale oggi lacerato da scontri asimmetrici e tensioni costanti — che siano 'calde' sul terreno o 'fredde' sul piano diplomatico e tecnologico — l'India offre una lezione storica senza precedenti.
Mentre l'Europa, nel cuore del Novecento, si autodistruggeva in due conflitti mondiali fratricidi, l'India percorreva una strada radicalmente diversa. Il 15 agosto 1947, il subcontinente ottenne la sua indipendenza definitiva dall'Impero Britannico. Questo miracolo politico avvenne, nel suo nucleo pulsante, pressoché senza sparare un colpo contro le autorità britanniche.
Il merito di questa anomalia storica va alla figura del padre della Patria (Bapu) Mohandas Karamchand Gandhi (nato il 2 ottobre 1869 e assassinato il 30 gennaio 1948). Conosciuto universalmente con l'appellativo di Mahatma (la "Grande Anima"), Gandhi non cercò mai il potere formale: non fu mai Presidente né Primo Ministro. Egli fu il leader spirituale e il riferimento morale del movimento indipendentista indiano.
Perché l'India riuscì dove l'Occidente fallì? La risposta risiede proprio nella conservazione della sua antica spiritualità. Gandhi non propose una strategia militare, ma una forza spirituale: la Satyagraha (la forza della verità) e l' Ahimsa (la non-violenza). Mentre le potenze europee si scontravano per l'egemonia materiale, l'India vinceva la sua battaglia più grande attingendo a tradizioni millenarie che pongono la forza dello spirito al di sopra della forza delle armi.
Questa è la prova che la spiritualità indiana non è solo un esercizio contemplativo, ma una ideologia politica capace di cambiare la storia contemporanea e di guidare, ancora oggi, il posizionamento di Nuova Delhi (Stato fondatore dei Brics che rappresentano circa il 40% dell'economia mondiale e potenza nucleare) come forza di equilibrio in un mondo multipolare.
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia


