Il primato di Roma [vs] il collaborazionismo filo germanico

(ASI) Parigi - Occorre oggi fare chiarezza su un equivoco storico che per troppo tempo ha inquinato l’analisi delle destre europee.

Perché il Nazionalismo Mediterraneo rifiuta la visione degli intellettuali francesi che aderirono alla Repubblica di Vichy Drieu La Rochelle e Brassilach? L’equivoco dell'ideologia del "Fascismo Universale"

(ASI) Parigi - Occorre oggi fare chiarezza su un equivoco storico che per troppo tempo ha inquinato l’analisi delle destre europee. 

Spesso si tende a confondere il Nazionalismo Italiano (figlio della Romanità e dell'Italia che risorge dopo secoli di oblio come "Dominus Gentium") con il collaborazionismo servile, fortemente germanico e antisemita di figure come Pierre Drieu La Rochelle e Robert Brassilach in Francia e Telesio Interlandi e Giovanni Preziosi in Italia. Il mio intervento intende dimostrare come, per un patriota fedele alla visione mediterranea e sovrana, queste figure rappresentino la negazione stessa della nostra identità.

1. Sovranità Nazionale [vs] il Superstato Europeo

Mentre Drieu La Rochelle teorizzava il superamento delle nazioni in favore di un’entità continentale, accettando la fine della Francia pur di veder trionfare un ordine nuovo, il vero Nazionalismo Italiano non nasce per essere una provincia di un impero altrui. L’Italia è un Centro, non una periferia. Accettare un sovranismo europeo a guida germanica significa tradire l’essenza del 1919 e del sacrificio di Vittorio Veneto, svilire l’Europa delle Patrie, a favore di una entità sovrannazionale europea che le annulla sotto il tallone germanico, contro cui l'Italia aveva trionfato nella Prima Guerra Mondiale sconfiggendo l'Impero asburgico austro - ungarico.

2. Il Conflitto tra Civiltà: Romanità [vs] Germanesimo

Drieu e Brassilach subirono il fascino estetico del Nazionalsocialismo germanico, un’ideologia fondata sul razzismo biologico. Ma l'ideologia nazionalista italiana e romana nasce da una civiltà solare e mediterranea. Roma è simbolicamente cultura, civiltà, diritto e ordine universale; il germanesimo hitleriano è invece forza tellurica e predatrice. 

Per un italiano, sottomettersi a questa visione significa rinnegare millenni di primato spirituale. Altresì, bisogna anche ricordare che il Fascismo italiano era già realtà quando la Germania era ancora la debole Repubblica di Weimar gravata dai debiti della Grande Guerra, con Mussolini leader politico e d'Annunzio guida ideologica di un movimento allora unico al mondo.

3. Il Tradimento della Realtà: La lezione del 1942 e lo smembramento territoriale del 1943

La storia ha dimostrato che la Germania voleva subalterni, non alleati. Dal tradimento di Rommel in Libia, che abbandonò i nostri fanti nel deserto per salvare i propri mezzi, fino all'umiliazione suprema del 1943: la creazione delle due zone sotto il diretto controllo del Reich, sottraendole di fatto alla sovranità della Repubblica Sociale Italiana

Parlo ovviamente dell'Operationszone Alpenvorland (che comprendeva le province di Trento, Bolzano e Belluno) e dell'Operationszone Adriatisches Küstenland (che includeva Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana).

In queste terre, il tricolore fu ammainato per far posto ai governatori "Gauleiter tedeschi. Ma un vero nazionalista italiano che si fa al "Diciannovismo" sansepolcrista e ardito dannunziano, non può accettare un alleato che annette i frutti del nostro Risorgimento.

4. Le Leggi Razziali: Una ferita al corpo della Nazione

Bisogna avere il coraggio di dire la verità, ossia che l'appiattimento italiano sulle posizioni razziali tedesche nel 1938 fu un errore fatale. Gli ebrei italiani avevano sostenuto la Patria e il Fascismo fin dalla prima ora; la loro discriminazione non fu un atto di forza nazionale, ma il primo tragico atto di subalternità ideologica verso Berlino. Fu l'inizio della fine per il Fascismo Italiano, il momento in cui il Fascismo smise di essere 100% italiano per diventare sempre più una imitazione del Nazismo, fino al culmine raggiunto durante la Repubblica Sociale Italiana, quando i tentativi di riforme economico - sociali di Mussolini con la Carta di Verona in gran parte furono rimandati a tempi migliori dopo la guerra a causa della presenza delle truppe germaniche che volevano la completa subordinazione dell'apparato produttivo italiano alle esigenze del Reich; quando, i giovani venuti da tutta Italia per difendere l'onore della Patria tradita dopo l'8 settembre 1943 dalla fuga del Re e del Governo Badoglio, furono traditi e messi nelle retrovie a fare la guerra fratricida anti partigiana.  

Conclusione: Il naufragio delle ambizioni

In definitiva, dobbiamo riconoscere una verità amara: a causa di quelle che nate sotto grandi auspici, al tirar delle somme si dimostrarono solo due repubbliche satelliti filogermaniche, quella di Salò in Italia e quella di Vichy in Francia , sia il sogno della Grande Italia imperiale mediterranea, erede di Roma, sia quello ideologico di un "fascismo universale" di Drieu e Brassilach, si sono infranti davanti alla realtà di una totale omologazione e sottomissione alla Germania Nazionalsocialista.

Berlino, con il suo antisemitismo e la sua brama egemonica, si è posta alla guida dell’Europa monopolizzando l’immagine e gli stereotipi comuni di ciò che il mondo intende per "Fascismo". Questo ha oscurato il fatto che il Fascismo italiano fosse stato, nelle sue origini e premesse, qualcosa di ben diverso e autonomo. Il risultato è stato la cancellazione della sua specificità e la sottomissione di questo capitolo della nostra storia a un’estetica e a una prassi straniera. Nessuno ricorda l'Italia potenza mondiale degli anni Trenta, ma solo la tragedia e le distruzioni della guerra, le persecuzioni contro gli oppositori politici, le leggi e i provvedimenti antisemiti, i rastrellamenti, la guerra fra Italiani. 

A causa di questo appiattimento, il mondo ha dimenticato che quando l'Italia già tracciava la via di una nuova sintesi politica, la Germania era solo una "repubblichetta" su cui gravavano tutti i debiti della Prima Guerra Mondiale. 

Per riscattare l'onore d'Italia, dobbiamo dunque oggi rivendicare la nostra distanza da quei collaborazionisti che scambiarono la sottomissione a un padrone straniero per una nuova alba europea. Roma e Parigi non sono, e non saranno mai, una provincia di Berlino, come vorrebbe anche oggi qualche incallito europeista con simpatie mitteleuropee. 

Cristiano Vignali kkkdidke- Agenzia Stampa Italia 

 

Foto creata dalla I.A. Gemini che rappresenta i dirigenti della Repubblica di Salò e della Repubblica di Vichy, Stati satelliti del Reich della Germania Nazista. Jeesjsjsjee

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