Era finita, fuori dalle coppe e si trovava di fronte i campioni del mondo. E ha vinto.

 Una notte per l’orgoglio, per dimostrare che il passato non è ancora morto e che c’è un futuro, una notte per far capire al dio calcio che la Juve è ancora la sua regina. Con una squadra ben messa, la Juve va all’attacco, finché alla mezz’ora il nuovo idolo di Torino, Matri, insacca. L’Inter prova ad arginare, ma questa volta è come se il tempo si fosse fermato e ci avesse riportato al 2006 e i vari Aquilani, Melo, Chiellini, Barzagli, Bonucci non sempre impeccabili hanno onorato quella maglia che ha sconfitto i titani nerazzurri, che devono capire che non tutto dura in eterno. La Juve cala nel finale e soffre la stanchezza dando spazio all’Inter che fallisce un goal a porta vuota con Eto’o: anche i grandi piangono!

Per una Milano che piange c’è quella che ride e il Milan dopo questa sera abbraccia lo scudetto, strapazzando il Parma per 4 a 0, con un gran Cassano che segna la sua prima rete in rossonero e consegna due assist per Robinho. Sulla scia dei rossoneri rimane il fantastico Napoli che si aggiudica la combattuta sfida con la Roma e torna a vincere all’Olimpico dopo 18 anni e nel cuore dei tifosi all’immenso Diego si accosta il nome del matador Cavani, indiscusso leader della classifica cannonieri.

In zona Champion continua la marcia trionfale dell’Udinese che con un 3 a 0 stende il Cesena grazie a due perle di Di Natale, la Lazio che si impone con un bel 2 a 0 con il Brescia. Cappotto del Palermo che da 2 a 0 si fa rimontare da una rinnovata Fiorentina con un 4 a 2 e viene superato dalla Juve. Il campionato è apertissimo per la zona Champion e la Juve finalmente con gli attaccanti punge e minaccia le zone alte. Qualcosa è cambiato, ma chissà se l’insegnamento del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa “tutto cambia per rimanere così com’è”, possa valere anche per la serie A, nonostante i discutibili processi?