(ASI) La lunga sosta per le Nazionali dà sicuramente tempo per riflettere alla Juventus dopo la disfatta in casa con il Benevento. La stagione non ha mai decollato, quando c’erano dei buoni risultati, poi sono sempre arrivati cali mostruosi. Gli obiettivi primari sono ormai sfumati. Lo scudetto è per la legge dei numeri fattibile, ma è evidente che ci sono tanti e diversi problemi, che inducono a guardarsi alle spalle per difendere il quarto posto. Prima o poi il ciclo sarebbe finito, questo era logico dopo nove scudetti, con l’ultimo che aveva acceso forti spie che sarebbe stato l’ultimo. La realtà dei fatti ci fa capire che la società ha sbagliato tutto negli ultimi due anni e anziché fare un dignitoso “mea culpa”, continua con una certa arroganza a sostenere le sue ragioni.

Da Allegri a Sarri, da Sarri a Pirlo la Juventus ha visto stravolgere idee tattiche e rose, con il risultato di arrivare a una confusione generale pari all’era Del Neri. La rosa in Italia forse sarebbe inferiore solo a quella dell’Inter, di certo superiore a quella del Milan, ma non c’è gioco, non ci sono idee e i singoli non possono risolvere tutto. Manca Dybala che l’anno scorso ha fatto il bello e cattivo tempo, Ronaldo ha segnato tantissimi goal, Chiesa è esploso, ma il centrocampo è inesistente, la difesa è sempre in emergenza e le prestazioni sono deludenti.

Andrea Pirlo è stata una scommessa, un azzardo, ma ormai è inutile negarlo, ha deluso. C’è il detto “alla Juve l’unica cosa che conta è vincere”, ma pare che più si va avanti più si abbassa l’asticella e da scudetto e Champions, si è arrivati a sperare nella qualificazione Champions. Perché questo? Per sostenere un progetto con ostinazione, che è peggiore di quello di Sarri. Il tecnico toscano non era calato nell’ambiente giusto, non aveva i giocatori che voleva, ma è un allenatore di grandissima esperienza che ha rivitalizzato Dybala e Bentancur, ha gestito l’adattamento di De Ligt. Pirlo confonde continuamente le idee ai suoi giocatori con i suoi esperimenti: Kulusevski ha grandi potenzialità, ma è in confusione totale, Bernardeschi delude anche da terzino, Danilo addirittura è andato a fare il mediano. Il calcio è un gioco semplice, ma sembra diventato un rebus per il presunto maestro di Brescia, che ora sa che tra giocare e allenare c’è un abisso.

Paratici poi si comporta come uomo di finanza, ma quanto a rosa è riuscito solo a fare disastri. Morata è stato l’ultima scelta degli attaccanti, dopo il pasticcio del caso Suarez. C’è un monte ingaggi mostruoso con i casi Rabiot e Ramsey che gridano scandalo. In più consideriamo la svendita di Emre Can, Kean, Coman, Cancelo che sono l’apoteosi di questa scellerata politica legata solo ai numeri.

La stagione deve essere ultimata, ma forse converrebbe dare uno scossone e mandare via Pirlo, lasciando la squadra a Tudor, unico dello staf, per quanto ai margini, ad avere un po’ di esperienza. Per quanto ci sarebbe ancora lo stesso Sarri a stipendio. Ovviamente la dirigenza juventina detesta i cambi in corsa, dobbiamo tornare alla stagione 2009/10 al cambio Alberto Zaccheroni per Ciro Ferrara. Proprio il napoletano, bandiera bianconera, fu un esperimento fallito, perché con poca esperienza, così come Pirlo. Serve un DNA da Juve per la panchina, uno come Zidane sarebbe perfetto per la rifondazione, ma i costi sono eccessivi. Così c’è sempre Max Allegri, che con i suoi pregi e il suo calcio pragmatico poco spettacolare, ti garantisce quei risultati che sono la storia e l’esigenza vitale dei bianconeri. Per quanto vedendo la rosa più che aver fallito Pirlo, che ha molte attenuanti, i responsabili sono Paratici e Nedved. Si è sempre detto che la Champions è il vero obiettivo, che si fallisce clamorosamente da tre anni. Proprio per questo bisogna ripartire da zero e tagliare i vertici, per dimostrare coerenza, perché se non vinci alla Juve, vuol dire che è finito il tuo tempo.

Daniele Corvi - Agenzia Stampa Italia